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Cultura

Tra Streaming e Vinile: le forme della musica

L’acceso dibattito tra i sostenitori della musica in forma digitale e in vinile ha da sempre caratterizzato l’approccio all’evoluzione della tecnologia dei formati audio. In che modo si distinguono i due supporti?


Il sistema digitale della musica in streaming e quello analogico del vinile sono, matematicamente parlando, equivalenti. Il suono registrato sul disco in vinile, essendo analogico, riproduce esattamente quello prodotto nello studio di registrazione; mentre il suono registrato dalla musica “liquida” necessita di una sorta di campionamento: è suddiviso in piccole parti che, successivamente unite durante la riproduzione, trasmettono al nostro orecchio il suono analogico “puro”.

Tale processo ci porterebbe alla deduzione che il suono registrato su un disco in vinile sia migliore da un punto di vista qualitativo, ma così non è. A dimostrarcelo è proprio il teorema del campionamento di Nyquist-Shannon. Secondo tale studio, il segnale analogico può essere “ricostruito” in modo perfetto, a patto che la frequenza di campionamento rappresenti un preciso valore minimo per cui il nostro udito riesca a ricomporre il segnale analogico: 44.1 kilohertz. Dunque, l’essere umano non percepisce perdite di qualità sonore se la frequenza di campionamento sia almeno di 44.1 kilohertz.

Vinile o musica digitale?

Il vinile, da un punto di vista economico, richiede indubbiamente maggiori spese. L’utilizzo di tale formato audio necessita l’acquisto di un adatto giradischi, prestando attenzione alla trazione, al telaio, alla testina, al braccio e al funzionamento automatico o manuale. Il vinile richiede un contatto meccanico tra puntina e disco, dunque il processo di incisione deve avvenire con estrema cura e attenzione: non devono presentarsi troppi picchi o bassi, altrimenti si rischierebbe una perdita di informazioni e un gap sonoro. Il processo di masterizzazione è affidato perciò ad un ingegnere del suono che provveda alle numerose necessità di produzione. Inoltre, dal punto di vista fisico, il vinile necessita di estrema prudenza: dev’essere conservato in un luogo asciutto e possibilmente in posizione verticale, lontano da fonti di calore.
Accanto alla prospettiva tecnica ed economica, c’è da sottolineare che l’approccio digitale non pone rilievo al concetto di appartenenza fisica della musica: non si possiedono fisicamente i brani con la musica “liquida”. Proprio qui entra in gioco anche l’importanza estetica della copertina del vinile, ammirata e desiderata da numerosi collezionisti e appassionati che ricercano la cura nei dettagli.

Tuttavia, i servizi di streaming offrono in ogni momento migliaia di brani nazionali e internazionali, playlist, podcast e molto altro. Non sorge il bisogno di ricercare un determinato album e conviene economicamente abbonarsi ad una piattaforma musicale – come per esempio Spotify –, sperimentando e condividendo rapidamente diversi gusti musicali grazie alla vasta offerta di generi e hit virali.
La diffusione del vinile conquistò maggiormente gli anni 60, 70, 80, raggiungendo il picco delle vendite nel 1981. Successivamente, con il passare degli anni, si abbandonò questo tipo di formato audio preferendo le nuove cassette e i CD (Compact Disc) ai delicati e voluminosi dischi in vinile. Solo nel 2007  iniziò ad emergere un vero e proprio fenomeno di “ritorno al vinile”: una  inversione di tendenza che ha segnato la storia della tecnologia dei formati audio. Il vinile riconquistò il mercato nuovamente: secondo le statistiche della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), le vendite passarono da circa 172 milioni di dollari a 218 milioni, raggiungendo nel 2013 il picco più alto dal 1997.


Non c’è dunque differenza tra vinile e musica digitale dal punto di vista sonoro qualitativo o fisico-matematico: il discrimine sorge dal processo di masterizzazione e produzione musicale. Il fascino del vinile sussiste proprio nella cura, nel dettaglio e nella passione del collezionista o dell’amante dello specifico album. Il formato digitale appare dunque più veloce ed immediato, senza dover badare a troppe attenzioni, sia dal punto di vista fisico che economico. A parità di budget, la musica liquida consente infatti una resa migliore anche a livello di “comodità”. Il vinile coinvolge un’esperienza sensoriale differente: il giradischi, la copertina, la sacra ritualità nell’inserire il disco e far scendere la puntina. In fin dei conti, il grande divario tra vinile e musica digitale dipende strettamente dal rapporto e dal legame soggettivo che la singola persona costruisce con la musica. C’è chi preferisce avere l’oggetto fisico, chi invece privilegia l’aspetto economico e ha poco tempo per dedicarsi alla cura dei tanto delicati dischi in vinile. Una simile prospettiva può riguardare l’acceso dibattito tra libri cartacei e in formato digitale: c’è chi preferisce esporre i propri testi in una bella libreria e chi invece sceglie i formati ebook per salvare spazio o per questioni di praticità.

In definitiva, non esiste un formato audio ideale, bensì l’esperienza varia in base all’approccio del soggetto in relazione a gusti, preferenze e comodità: che sia in streaming o in vinile, la musica ha sempre il grande potere di arricchire la mente ed influenzare il nostro stato d’animo.

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