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Siamo entrati nel gruppo Telegram “Sapienza contro il Green Pass”

La Redazione de L’inchiostro è entrata a contatto con il più frequentato gruppo “No Green Pass” di Roma. Di cosa si parla al suo interno?

Le nuove decisioni sul Green Pass non sono state prese benissimo nemmeno dalla comunità universitaria (docenti e personale inclusi); nello specifico, nel contesto romano il gruppo di riferimento si trova su Telegram, ed è chiamato “Sapienza contro il Green Pass”. Attualmente conta circa 3800 membri, di cui, secondo il sondaggio anonimo interno al gruppo, il 41 per cento delle persone frequenta un ateneo tra “La Sapienza”, “Tor Vergata” o “RomaTre”. Sono presenti anche altri gruppi, di dimensioni ridotte, sia su Telegram che sul conosciutissimo competitor WhatsApp.

L’obiettivo dei membri è spiegato nella descrizione del gruppo. Dichiarano: “Pretendiamo il nostro diritto all’istruzione e al lavoro senza le discriminazioni politiche del green pass”.

Generalizzando, per cercare di avere una visione d’insieme, i membri del gruppo possono essere così suddivisi:

  • Studenti non vaccinati “preoccupati” per il rientro a settembre (non consentito a chi è sprovvisto della certificazione verde);
  • Docenti e personale scolastico (per il medesimo motivo);
  • Genitori (prevalentemente mamme) preoccupati per l’iscrizione dei figli al primo anno di università;
  • “Attivisti” romani e non romani.

Come si può vedere da alcuni messaggi di seguito, si tratta di persone mediamente “istruite”, in grado di scrivere messaggi con una grammatica piuttosto corretta, ma spaventate dai vaccini o dalla loro privacy:

Gli aderenti vogliono organizzare manifestazioni “pacifiche” per sollevare quelli che a loro avviso sono i problemi emersi dall’ultima grande decisione presa dal Governo. A questo, c’è da precisare che le restrizioni per il Green Pass cosiddetto “alla francese” non sono state interpretate allo stesso modo dall’esecutivo italiano (che per ora ha esonerato le attività all’aperto).

Infatti, in Francia — uno dei paesi più scettici al mondo sui vaccini — la certificazione digitale è già richiesta per l’accesso a molte attività, tra cui bar e ristoranti all’aperto, attività ludiche e/o culturali.

I numeri sono significativi? Cosa si fa all’interno del gruppo?

Probabile che il numero degli aderenti sia più o meno “veritiero”, considerando che ci saranno delle persone che la pensano allo stesso modo ma non facenti parte del gruppo, e persone che ne fanno parte ma non frequentanti gli atenei romani; senza considerare i curiosi che, come noi, hanno visitato ed acceduto sul gruppo per farsi un’idea su ciò di cui stessero disquisendo.

All’interno del canale le persone sostanzialmente si incentivano a vicenda, inviano messaggi, articoli e video “complottisti”, sebbene le regole del gruppo lo vietino. Sembra quindi “seria” o quasi l’iniziativa portata avanti dagli amministratori, inconsci, però, del fatto che è difficile mantenere l’ordine all’interno di una simile comunità.

Quando si assiste ad episodi del genere è semplice andare a banalizzare il problema (perché di questo stiamo parlando), tuttavia, è proprio il mancato inserimento nel dibattito pubblico e il mancato impegno divulgativo su temi come questo ad accentuare gli animi di queste persone. In sostanza, l’equazione sembra essere: “tanto più ci trascurate, tanto più ci faremo sentire”.

È bene ricordare il ruolo che ha avuto l’informazione in tutto questo, non certo d’esempio, soprattutto nel campo televisivo (che per queste persone è una fonte informativa importante). Episodi come questi ci ricordano che, in realtà, come esseri umani siamo più influenzabili di quanto si possa pensare, soprattutto quando viene fuori uno dei nostri istinti più primitivi: la paura. Se vogliamo accelerare la ripresa dobbiamo parlare con queste persone, portando fatti concreti, e dando più spesso la fantomatica “perla ai porci”, perché se chi ha le informazioni le tiene per sé non si riuscirà a convincere nemmeno i cosiddetti “indecisi”, che risultano essere un gruppo cospicuo.

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