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“Questo non è un cane” di Claver Gold: un intimo squarcio di nostalgia

Ormai nella scena rap italiana è sempre più raro trovare artisti che decidono di mettersi a nudo, di raccontare sé stessi con il proprio passato e le proprie esperienze. Questo discorso non vale però per Claver Gold, pseudonimo di Daycol Emidio Orsini. Con “Questo non è un cane (nono album dell’artista) il rapper marchigiano ha deciso di esporsi in maniera particolarmente intima raccontando episodi personali, in cui l’ascoltatore può immedesimarsi senza problemi.

Questo disco nasce dal bisogno di raccontare e raccontarmi. Tratta argomenti delicati, che spesso nel rap, soprattutto in questo periodo storico, non vengono presi in considerazione. Racconta della gente ed è dalla parte della gente. La lavorazione è stata lunga, di circa due anni, ogni giorno si aggiungeva un tassello importante. Non vedo l’ora che il pubblico possa ascoltare questo lavoro. La parte di me più consapevole è qui, riportata ed esaminata al millesimo, tra sofferenze, amore, paura e libertà”

-Claver Gold

Problematiche sociali tra passato e presente

Se c’è una cosa che ha sempre caratterizzato i pezzi di Claver Gold è il trattare di problematiche sociali in maniera cruda e sincera, e i pezzi contenuti in quest’album non sono da meno. Già dal primo brano, Intro, Claver muove una critica alla società attuale parlando con toni amari di ciò che in passato gli è stato detto su come sarebbe stato il presente. Tutto si è però rivelato inesatto.

“Mi hanno detto che

Non ci sarebbero stati più abusi di potere

Che un giorno avrebbe perso il male e avrebbe vinto il bene

Che avremmo vissuto alla pari, sì, alla pari

Come se il colore della pelle non fosse una discriminante

Come se fosse importante quale dio sia il più importante e quale sia il più grande”

-Claver Gold, Intro

Ma la critica di Claver Gold non finisce qui poiché trovano spazio anche le riflessioni sul rap più moderno e sulle figure di molti giovani artisti della nuova scena considerati ognuno la copia degli altri, poveri di contenuti e che spesso promuovono uno stile di vita sbagliato.

“Questi vogliono lo scoop e un titolo da copertina

Ma se rubi i soldi a mamma non hai fatto una rapina

Questi mi fanno sorridere, non chiudono una rima

Sono comedy stand up, 7up e codeina”

-Claver Gold, Sapori e sostanze

L’importanza di raccontare le proprie esperienze

Ciò che più caratterizza questo album è il tono intimo con cui Claver decide, nel corso delle varie canzoni, di raccontare le proprie esperienze. Per fare alcuni esempi, in Malastrada (primo singolo pubblicato) troviamo la narrazione di episodi vissuti negli anni ’90 durante l’adolescenza.

“Noi tornavamo quando il sole sorpassava i pini

Quando il profumo della cena usciva dal balcone

Raccontavamo dell’Italia e del dopo Pertini

Di Pasadena, del Codino e l’ultimo rigore”

-Claver Gold, Malastrada

Non mancano però i toni malinconici in questo racconto. Claver non nasconde infatti la condizione di povertà in cui versavano le famiglie del quartiere e la situazione dei ragazzi che molto presto si sono imbattuti nella droga, tema di cui Claver parla spesso avendo visto in prima persona a cosa l’uso di droghe pesanti può portare.

“Qui non si vola più e forse è tardi ormai

Quei ragazzini che rubavano le mountain bike

Sono cresciuti scommettendosi in un punto Snai

Figli dei Novanta, figli dipendenti, di operai”

-Claver Gold, Malastrada

E sono proprio questi ultimi i temi più importanti da trattare poiché non bisogna nascondere un passato che non è stato dei più rosei. Bisogna raccontare in maniera coscienziosa per far sì che anche gli episodi più bui possano servire da lezione per gli ascoltatori più giovani o per coloro che vengono da un passato differente.

Nell’album trova però spazio anche la nostalgia, sentimento espresso appieno dalla terza traccia del disco, Boloricordo. Bologna è la città dove Claver è cresciuto artisticamente, dove ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti e dove ha fatto le prime esibizioni live nei centri sociali. Alla città sono quindi legati molti ricordi dell’artista e il pezzo è ricco di riferimenti nel quale un cittadino bolognese potrà coglierli facilmente.

“Io mi ricordo Bologna fredda d’inverno

Di quanto tu ti sentissi sola

Dentro quel vuoto profondo, inferno

Pusher e cani alla Montagnola”

-Claver Gold, Boloricordo

Produzioni e collaborazioni

Passando al lato più tecnico, bisogna prima di tutto parlare delle produzioni, curate magistralmente da Gian Flores, che si riconferma come uno dei produttori più creativi e completi della scena. Le melodie non sono mai scontante e combaciano sempre con il testo e lo spirito del brano. Da sottolineare l’uso delle chitarre, che trova una delle sue massime espressioni nel brano Josephine.

Le collaborazioni sono poche ma degne di nota. Troviamo Bader Dridi nella già citata Boloricordo, Davide Shorty sul ritornello di Mai più, Valter Guidi in Josephine, Tormento in Sapori e sostanza, Stephkill e File Toy (amico d’infanzia di Claver) in Il cuore di un cane e per concludere DJ Fastcut con i suoi scratches su Outro, ultimo brano dell’album e quello che più ne racchiude i messaggi. Considerando che l’album si compone di 17 tracce i featuring non sono tanti, ma questo riesce a dare a l’album un maggior senso di intimità: quelli di Claver sono discorsi personali tra lui e l’ascoltatore ed è quindi giusto che l’attenzione rimanga su questo dialogo.

Conclusioni

Questo non è un cane è un’esperienza profonda e a tratti sembra di leggere La coscienza di Zeno di Italo Svevo (autore molto apprezzato da Claver) data l’attenzione dell’artista nel raccontare eventi personali non nascondendo i propri sentimenti. Infatti, solo attraverso racconti così carichi di emozioni è possibile lasciare un segno, far capire agli altri di non commettere gli stessi sbagli commessi dall’artista e per raccontare aspetti del passato che spesso si ignorano. Se ne consiglia dunque l’ascolto a chiunque voglia scoprire un nuovo volto del rap italiano, quell’aspetto più introspettivo e decadentista.

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