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Economia

Parliamo un po’ del Marxismo

Comunismo e capitalismo sono in totale conflitto? Come Marx ed Engels hanno influenzato le società moderne?

Statua di Karl Marx e Engels Friedrich, Berlino, Germania

Karl Marx è stato un filosofo tedesco, noto soprattutto per aver pubblicato, insieme a Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista nel 1848 e il primo volume de Il Capitale, nel 1867. Quest’ultima opera rappresenta senza dubbio l’essenza di Marx, la risposta che egli vuole trasmettere al mondo che lo circonda.

Eppure, nonostante l’autore si trovi in una società dove vigono grandi disparità tra la classe più ricca e quella più povera, non è questo che lo porta a realizzare la sua opera di spicco: dietro c’è stato un motivo più filosofico.

Il ragionamento alla base de Il capitale si focalizza sul seguente problema: perché, date X materie prime e Y fattore lavoro, si ottiene un valore Z che è maggiore della somma tra X e Y? Marx identifica la soluzione nel concetto di plusvalore, consistente nel fatto che al lavoratore non viene corrisposto il suo “vero” salario, ma una parte inferiore, depurata dalla remunerazione del capitalista. Secondo Marx il lavoratore viene quindi alienato: gli viene cioè privata la sua essenza di essere umano, perché ridotto esclusivamente ad «una macchina in carne e ossa».

Partendo da questo Marx analizza l’economia capitalistica, individuandone degli elementi che la rendono inattuabile nel lungo periodo: prima tra tutte quella derivante dal fatto che il progresso tecnologico porta ad un aumento dell’utilizzo delle macchine a scapito dell’utilizzo della forza lavoro. Questa caratteristica andrà così a generare una riduzione dell’occupazione – in quanto i lavoratori saranno sostituiti da macchine più efficienti e meno costose di loro – e delle cicliche crisi da sovrapproduzione (perché se meno persone hanno un salario, meno beni verranno acquistati). Secondo Marx, queste crisi sono intrinseche al sistema capitalistico: per essere superate si deve abbattere la classe borghese ed arrivare ad una società comunista, attraverso l’espropriazione della proprietà privata e l’affidamento delle attività di produzione in capo allo Stato. Per fare ciò, è però necessaria una rivoluzione, un periodo in cui si stravolge e ricostituisce l’attuale società: questo momento di transizione, in cui il potere politico è detenuto dai lavoratori, prende il nome di dittatura del proletariato.

Due sono sostanzialmente i principi attraverso cui si esprime il mondo concepito da Marx: il primo è che il successo è più efficace se perseguito da un gruppo piuttosto che da singoli individui, pertanto, ciò che conta all’interno di una società di stampo marxista non è il singolo, ma il gruppo, la classe. Mentre il secondo consta nel fatto che non esiste una moralità universale, poiché questa cambia a seconda delle situazioni e delle condizioni esterne a cui è soggetto il caso che si sta analizzando. Dunque, non vi sono limiti oltre i quali non ci si può spingere.

Murales di Diego Rivera, Città del Messico, Messico

Non poche sono le critiche mosse nei confronti di Marx, in particolare circa il modo in cui dovrebbe avvenire questo cambiamento: sostanzialmente, non è presente una cosiddetta «Teoria dello Stato» nella sua opera. Infatti, Marx non si occupa di descrivere né come debba avvenire il rovesciamento di classe, né di come, successivamente a questo, si debba passare dalla dittatura del proletariato all’eliminazione della classe borghese con uno Stato basato sulla democrazia diretta.

I detrattori di Marx evidenziano come, le grandi invenzioni che hanno portato al progresso, siano sempre derivate da una piccolissima minoranza, che ha scelto, individualmente, di rischiare più degli altri. Il gruppo infatti ha una minore tendenza al rischio, proprio perché l’essere umano è di per sé conservatore: caratteristica che però, non paga in ambito innovativo. Inoltre, gli antimarxisti evidenziano proprio come, storicamente, la società abbia visto un incremento del benessere della collettività solo per conseguenza dell’innovazione, del miglioramento dei processi produttivi, del libero scambio. Se è vero che ancora oggi la disuguaglianza è un elemento molto presente nella maggior parte dei paesi, è altresì vero che quest’ultima ha sempre visto una costante decrescita, soprattutto dall’avvento delle rivoluzioni industriali. Andando ad analizzare la disuguaglianza di reddito nel mondo tramite l’indice di Gini, celebre statistico italiano, che trova il suo massimo in uno e il suo minimo in zero – dove uno segnala che tutta la ricchezza è posseduta nelle mani di un’unica persona, mentre zero che questa è perfettamente distribuita tra tutti gli individui – risulta esserci, con qualche eccezione naturalmente, una correlazione: i paesi più egualitari sono proprio quelli più sviluppati, in cui vige una società capitalistica. Sempre nella fonte, vengono poi indicati i limiti di questo indice, ma generalizzando, risulta essere uno dei migliori strumenti per questo tipo di operazioni.

Cos’è però il capitalismo?

Il capitalismo è il sistema economico di uno Stato liberale che consente non solo il libero scambio di beni e/o servizi, ma anche quello di persone (e quindi di informazioni). Il progresso – e il successo del capitalismo – è stato mosso in gran parte dalla possibilità di più paesi – e persone – di unire le proprie conoscenze per creare qualcosa che avesse il meglio da ogni contributore.

Per gli economisti liberali la società concepita da Marx è totalmente inefficiente, in quanto un controllo statale sulla produzione non solo è meno incentivato alla riduzione dei costi, ma necessariamente produce un modello di società dove le scelte vengono prese esclusivamente dall’alto, provocando dagli eventuali futuri errori di pochi ricadute disastrose su tutta la comunità. Inoltre, sempre come da loro evidenziato, in realtà le crisi del capitalismo (anche le più recenti come quella del 2008) non sono state provocate dallo stesso capitalismo, ma dalla mancata regolamentazione: capitalismo significa solamente “sistema economico in cui il capitale è di proprietà privata”. Volendo, potremmo dire che anche le società primitive avevano il capitalismo come sistema economico.

Per i liberali uno dei più grandi errori di Marx è stato pensare che possa esistere una crisi da sovrapproduzione derivante dal progresso tecnologico che va a sostituire i lavoratori. In realtà, si è osservato come l’evoluzione del capitalismo è stata ben diversa: Marx considera infatti le risorse come statiche, ignorando che l’efficientamento delle stesse porta sì all’eliminazione di alcuni lavori, ma anche alla creazione di nuovi.

Tuttavia, gli stessi liberali non dicono che l’attuale sistema economico sia perfetto, ma semplicemente che non ne è stato ancora scoperto uno migliore. Il capitalismo è senza dubbio un sistema che tende a premiare molto di più chi arriva prima degli altri e chi è già in possesso di risorse economiche; ma è l’unico motore economico con cui la società, finora, ha dimostrato di poter convivere. Marx ha avuto una grande influenza nell’evoluzione del capitalismo, infatti, la totalità dei paesi occidentali – e non solo – vivono in un’economia capitalistica, ma con una grande influenza marxista: basta pensare che nelle prime forme dello Stato liberale non vi era alcuna forma di welfare, tutto era privato. Marx invece ha ispirato tutti i servizi che in Europa diamo per scontato, come la scuola pubblica, la sanità pubblica, ecc. In questa visione, capitalismo e comunismo non sono più in conflitto, ma l’uno in «concordanza» con l’altro.

Attualmente gli intellettuali che si definiscono comunisti non identificano un disprezzo nell’attuale sistema economico, bensì delle situazioni a loro avviso non ottimali o una voglia di rimarcare meglio alcuni principi. Sono i cosiddetti «comunisti utopici», ovvero coloro che trovano affinità e fascino in molti concetti marxisti, ma che non vogliono la rivoluzione (perché questa è inevitabilmente violenta). Il solo modo per realizzare una società comunista non è andando a stravolgere il sistema di un paese, ma provare ad applicarlo dove un paese ancora non esiste: come in un’isola deserta o in un pianeta diverso dal nostro. Questo, di fatto, è ciò che rende impossibile l’attuazione di una società di stampo marxista.

Sempre secondo i «comunisti utopici» un grande errore che però si commette parlando del marxismo risiede proprio nel voler soppesare a Marx ogni singola parola. Loro del filosofo tedesco preferiscono prenderne solo alcuni concetti e ideali, evidenziando come Marx è un uomo dell’ottocento, e ha formulato le sue teorie in un contesto drasticamente diverso da quello attuale, in situazione di totale assenza di diritti verso i lavoratori, mancata regolamentazione, ecc. Probabilmente la letterale interpretazione in Marx deriva dalla sua enorme influenza, tanto che le stesse società attuali sono appunto di tipo social-capitalista.

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