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Marta Ortega: l’erede sconosciuta di Inditex

Inditex, il famoso gruppo tessile al cui interno troviamo Zara, il 30 novembre ha annunciato il ritorno alla presidenza di un membro della famiglia Ortega. Cosa ha comportato questa notizia sia all’interno che all’esterno del gruppo?

Aprile 2022 sarà una data importante per l’impero Inditex, la famosa multinazionale che al suo interno racchiude nomi come Zara, Massimo Dutti e Stradivarius. Infatti, si aprirà una nuova era che vede il ritorno della famiglia Ortega, con la figlia del fondatore Marta, a capo della gestione di uno dei maggiori gruppi tessili del mondo. Il ritorno degli Ortega alla presidenza del gruppo era già previsto da molto tempo, ma ciò che ha sorpreso il mondo economico è stato il momento in cui è stato effettuato. Marta Ortega andrà a sostituire l’attuale presidente Pablo Isla ma sarà comunque affiancata nella direzione del gruppo dall’amministratore delegato Oscar Garcia Maceiras.

Le prime reazioni

Incertezza è la parola che ha caratterizzato questa notizia. I primi a reagire sono stati gli azionisti ed il mercato, che il 30 novembre ha registrato un calo del 6,1% nelle quotazioni del titolo del gruppo. Secondo alcuni analisti fra cui Lorenzo Bernaldo de Quiròs, presidente della Freemarket International Consulting, questa scelta rappresenta un passo indietro rispetto all’attuale situazione. Infatti, per molti investitori il successo di Amancio Ortega risiede nell’avere professionalizzato l’impresa, riducendo il ruolo che la famiglia aveva al suo interno. Inoltre, ciò che spaventa di più gli investitori è che la fuoriuscita di Pablo Isla, colui che ha fatto crescere Inditex permettendole di diventare leader del proprio settore, provochi un vuoto di potere nel gruppo che né Marta Ortega né Oscar Garcia Maceiras saranno in grado di colmare. A contribuire a questo ambiente di sfiducia ci sono state delle dichiarazioni di alcuni esponenti politici spagnoli che hanno accusato Amancio Ortega di nepotismo, creando in pochi attimi un forte dibattito sia nelle reti sociali che nei mezzi di comunicazione.

Per molti fra cui Juan Ramon Rallo, economista e professore all’IE Business School, l’accusa di nepotismo appare infondata e per dimostrare ciò è necessario spiegare il concetto di “Diritto residuale al controllo”. Questo si sostanzia nel diritto a decidere sull’utilizzo degli asset dell’impresa in tutti i casi che non sono previsti da un contratto. In Inditex la persona che detiene questo potere è Amancio Ortega, che è anche l’azionista di maggioranza grazie al possesso del 60% delle quote del gruppo. Di conseguenza è sempre Ortega a percepire il “reddito residuale” e quindi sarà il primo fra gli azionisti a sentire gli effetti delle scelte di gestione della persona da lui adibita alla direzione del gruppo. Ciò incentiva quindi a scegliere una persona che sappia gestire in modo ottimale l’impresa, poiché se le sue scelte andranno ad incrementare il valore per il consumatore, il primo a beneficiarne sarà il detentore del controllo residuale.

Ritratto di un’imprenditrice

Ma chi è Marta Ortega, oltre ad essere la figlia di uno degli uomini più ricchi del mondo?
L’imprenditrice nasce a Vigo nel 1984 e, come lei stessa afferma nell’intervista al Wall Street Journal, ha iniziato a lavorare per il gruppo dai 23 anni, ricoprendo prima il ruolo di commessa in uno dei negozi Zara e poi assumendo diversi ruoli nelle numerose sezioni del gruppo. Negli ultimi anni non ha ricoperto un ruolo ufficiale ma si occupa della supervisione dell’area creativa e commerciale del reparto Zara Woman, ruolo che continuerà a rivestire insieme alla carica di presidente. Xabier R. Blanco, autore di un paio di libri su Inditex, afferma che Marta è una persona fondamentale nel gruppo e che la sua conoscenza sia della moda che dell’utilizzo delle reti sociali saranno fondamentali per l’ulteriore sviluppo del gruppo. A lei va infatti attribuito il merito di aver collegato le vaste capacità di produzione e distribuzione, per cui è notoria Inditex, all’alta moda con la collaborazione di figure molto note nel settore. Infatti, sotto la sua guida sono state sviluppate campagne web con la partecipazione di creativi come Steven Meisel o Luca Guadagnino e anche il lancio di collezioni premium come quella più recente firmata dall’attrice Charlotte Gainsbourg.

Per questi motivi molti membri interni al gruppo sono sicuri che a lungo termine questa scelta si rivelerà vincente. Denise Kingsmill, membro del CdA di Inditex, ha dichiarato in una sua intervista recente all’Evening Standard che si tratta di una decisione che è stata considerata da molto tempo e che Marta è la persona che conosce al meglio i valori che stanno al fulcro di Inditex, fra cui l’approccio giovanile e la conoscenza approfondita del mondo della moda. Ortega infatti è vista come l’erede naturale della compagnia, poiché in caso di morte o ritiro definitivo del padre erediterà la maggioranza delle quote della compagnia. Quindi per chi è interno al gruppo aveva due scelte da considerare: da una parte disinteressarsi alla gestione affidando il suo patrimonio a un terzo che però potrebbe non condividere gli interessi degli azionisti, dall’altra sfruttare la sua affiliazione e la sua conoscenza dei valori e della cultura dell’impresa e assumere il controllo del gruppo.

Le sfide del futuro


Pertanto, il discorso che bisogna costruire intorno a questo argomento non si dovrebbe basare sul nepotismo ma sulle competenze. Infatti, Inditex si troverà ad affrontare tre importanti sfide nell’immediato futuro che potrebbero condizionare la loro posizione nel mercato. Il primo grande obiettivo sarà quello di raggiungere nuovamente e superare il livello di vendite e redditività precedente alla pandemia. Al momento, il primo semestre del 2021 è stato positivo per il gruppo, che ha fatturato 11.936 milioni di euro e che ha registrato un aumento del 49% rispetto allo stesso periodo del 2020; inoltre è stato prodotto un utile netto di 1.272 milioni di fronte a una perdita registrata nel 2020 di circa 195 milioni. Questi buoni risultati sono stati raggiunti anche grazie alla strategia digitale del gruppo, introdotta da Pablo Isla che ha compiuto numerosi investimenti per rafforzarla durante il periodo pandemico. Adesso Ortega dovrà occuparsi di rafforzare questo aspetto, in modo da non far diminuire la presenza del gruppo nel web, ampliando di conseguenza la platea a cui offrire i suoi prodotti ed acquisendo quindi una maggiore visibilità. Infine, troviamo la sfida che per molti è anche quella più importante, cioè la transizione verso un modo più sostenibile di fare moda. Sia l’Unione Europea che la Spagna stanno introducendo delle nuove norme per regolamentare l’industria tessile che è considerata, secondo report delle Nazioni Unite, la seconda industria più inquinante del pianeta. Per quanto riguarda questo argomento Inditex ha introdotto già i suoi obiettivi per i prossimi anni, fra cui il raggiungimento delle zero emissioni entro il 2040 e l’utilizzo di energia solo rinnovabile e cotone sostenibile e riciclato entro il 2023.

In vista di questi obiettivi può sembrare rischioso sostituire l’uomo che ha fatto crescere Inditex sia a livello di territorio ma anche a livello interno rafforzando la catena di fornitura, e che è stato nominato “Best Performing CEO” da Harvard Business Review con una persona che è relativamente sconosciuta agli occhi degli investitori. Questo, nell’ottica di Marta Ortega, può rappresentare un peso perché dovrà saper soddisfare e superare le aspettative che il mercato e gli azionisti hanno su di lei; ma allo stesso tempo può essere considerata come un’opportunità perché potrà dimostrare di essere un’imprenditrice in grado di poter affrontare le grandi sfide dei prossimi anni e di saper amministrare e far crescere uno dei colossi del mondo della moda.

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