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La mindfulness: un rimedio al mal du siècle.

Cos’è la meditazione? Come la pratica può giovare nella vita di tutti i giorni? Mindfulness o meditazione? Quali sono le differenze? Scopriamolo.

La meditazione è una pratica antichissima di origini arcaiche, forse addirittura nata con l’umanità e con essa evolutasi.

La pratica meditativa è pura connessione con il divino, con il proprio spirito e la propria essenza interiore.

Negli ultimi decenni, è stata applicata in modi diversi, ma pochi ne conoscono la reale origine o quanto possa giovare alla propria guarigione interiore se applicata alla vita quotidiana.

Recentemente sulla piattaforma streaming Netflix sono state inserite diverse guide che riassumono egregiamente le caratteristiche e i metodi fondamentali per approcciarsi alla pratica: Le guide di HeadSpace.

Definirla però è complesso, se non impossibile, viste le migliaia di teorie maturate su essa: in modo riduttivo, può essere descritta come una pratica intenzionale, volta ad aumentare la consapevolezza di sé nel momento presente per riportare equilibrio emotivo nella propria vita.

Meditare significa fermarsi, praticare il non fare, concedersi del tempo senza riempirlo con alcuna attività, osservare ogni singolo momento sforzandosi di rimanere presenti senza lasciarsi trascinare nella coltre delle elucubrazioni su azioni passate o future. Non importa per quanto tempo, anche solo dieci minuti di completa presenza nell’attimo, di attenzione al mondo circostante, possono giovare per un’intera giornata.

Come si medita?

Solitamente, la meditazione si inizia da seduti, in una posizione comoda, portando l’attenzione sul respiro, e coscientemente, iniziando a contare le frequenze di inspirazioni ed espirazioni, accorgendosi con attenzione di quali e quanti pensieri affollano la mente, rivolgendosi ad essi senza cercare di scacciarli o allontanarli, ma osservandoli e lasciando che passino come delle nuvole nel cielo.

Iniziare con delle meditazioni guidate può far comprendere al meglio le metodologie da applicare. Un ottimo video esplicativo sull’argomento, lo troverete di seguito. Trattasi di un botta e risposta tra due grandi divulgatori della pratica meditativa:  Gabriele Ghezzi e Riccardo Fontana.

Ghezzi si definisce un entronauta. È un insegnante di meditazione che, con i suoi percorsi 1:1 di coaching online, educa alla riscoperta di se stessi, all’evoluzione e alla ricerca del proprio equilibrio interiore nella continua evoluzione del proprio essere.

Fontana, digital marketer, consulente e coach, sul suo blog ci parla del metodo kaizen spiegando come applicarlo alla vita quotidiana possa giovare nella propria crescita personale.

È chiaro che il metodo da applicare cambia da persona a persona e, ovviamente, un individuo che pratica da tempo la meditazione ha un grado di consapevolezza maggiore rispetto a chi si interfaccia con questa esperienza per la prima volta; dunque, farà meno fatica a dimorare nel qui e ora.

Meditare è come acquisire una qualsiasi altra capacità, è come imparare ad andare in bicicletta o suonare uno strumento musicale, per questo richiede pratica costante e, come qualsiasi altra abilità, se si viene guidati nel processo di educazione alla consapevolezza, il percorso risulterà più semplice.

Ciò non toglie che imparare a meditare da soli non è impossibile, soprattutto vista la molteplicità di mezzi di cui siamo in possesso, anzi, con le appropriate fonti (libri, video on line), esperienze in stretto contatto con il mondo orientale che è saturo di maestri della pratica e luoghi in cui l’apprendimento può avvenire, l’acquisizione può avere luogo con ottimi risultati.

Qual è la differenza tra meditazione e mindfulness?

La meditazione è una pratica antichissima che risale agli insegnamenti dei monaci buddhisti, mentre la mindfulness è un’applicazione di essa.

La mindfulness è osservazione disinteressata dei pensieri che giungono in mente. È assenza di giudizio verso di essi. Mindfulness vuol dire fare attenzione quando la mente ha come abitudine quella di vagare, immaginare, rimuginare sul passato, fantasticare sul futuro, fare tutto fuorché essere presenti nel momento, accorgersi dello 

spazio circostante e di ciò che si sta realmente realizzando in quell’istante. 

Grazie ad essa cambia il modo di concepire la propria storia personale, si modificano le convinzioni negative che si hanno su sé stessi e muta il dialogo e le parole che ci rivolgiamo ogni giorno: soffermandoci sui nostri pensieri ci rendiamo conto di quante volte tendiamo ad auto-giudicarci in maniera (molto spesso) negativa e tutto ciò pur non rendendoci conto, influenza la prospettiva con la quale affrontiamo la vita.

‘Non ce la faccio’ diventa ‘Posso farlo’; ‘Capitano tutte a me’ si trasforma in ‘è solo un periodo di crisi che precede una nuova evoluzione’.

‘Non sono abbastanza capace’ si modifica in ‘Ho tutte le risorse per farlo, devo solo crederci’.

Passo dopo passo, giorno dopo giorno, si incrementa il nostro potenziale e la nostra energia interiore oppressa dalle preoccupazioni e dalle incombenze, solo pensate, di un possibile fallimento.

Focalizzandosi su ciò che c’è di positivo nella nostra vita invece che sulle criticità che esistono, sviluppiamo la naturale tendenza a credere in noi stessi e rivolgere tutta la nostra attenzione a realizzare i nostri obiettivi lasciando da parte le inutili ansie e preoccupazioni che tarpano le ali al nostro potere interiore.

Tanta energia concentriamo sul positivo, altrettante risposte positive otteniamo dall’esterno e viceversa: tanta più attenzione rivolgiamo verso gli aspetti negativi che esistono in noi e in ciò che ci circonda tanto più incrementiamo una prospettiva pessimistica verso noi stessi, gli altri e il mondo circostante.

L’applicatore più illustre delle pratiche meditative antiche è Jon Kabat-Zinn che, unendo la pratica alla sua ampia conoscenza scientifica e psico-educazionale, ha fondato nel 1979 la prima Clinica per la riduzione dello stress grazie alla mindfulness. 

In essa i pazienti sperimentano la pratica come soluzione alle proprie problematiche mediche pregresse attraverso un percorso di gruppi di otto settimane e l’utilizzo del metodo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) messo a punto da Zinn e la sua equipe di ricercatori. 

Zinn, grazie a tali dati ed esperimenti, ha stabilito che, mediante gli studi e le applicazioni del MBSR, la mindfulness è un rimedio efficace contro malattie croniche, fisiche e psicologiche come depressione, ansia, disturbo post-traumatico e altre patologie psicosomatiche.

Nei diversi testi da lui pubblicati sono riportate le testimonianze dei suoi pazienti che con le otto settimane di pratica costante hanno potuto constatare e vivere in prima persona i benefici della mindfulness. 

Nel libro Vivere momento per momento sono descritte dettagliatamente le storie personali dei pazienti di Zinn e leggerle lascia stupiti e spinge ancora di più a credere nella pratica. 

La meditazione a differenza della mindfulness serve a focalizzarsi su un determinato elemento, sia esso un mantra (una parola o una frase) che ci si ripete, o un’immagine da visualizzare in mente. Incentrarsi su di esso aiuta ad allontanare le distrazioni poiché, mediante il singolo pensiero dell’oggetto in questione, aumentano le proprie capacità di concentrazione. Riportando il metodo applicato a qualsiasi attività di ogni giorno utilizziamo la stessa concentrazione che si è usata durante la pratica per porre completa attenzione alla mansione da svolgere (studiare, lavorare, mangiare, allenarsi). 

Leggendo un passo emblematico del libro Il miracolo della presenza mentale di Thích Nhất Hạnh, si può comprendere quanto anche nelle azioni quotidiane la mente non è mai del tutto consapevole e anzi noi stessi agiamo meccanicamente senza accorgerci realmente di ciò che stiamo facendo, dello spazio circostante e del resto mondo attorno a noi.

“Di solito lavo i piatti dopo il pasto serale, prima di sedermi a bere una tazza di tè in compagnia […] se mentre laviamo i piatti pensiamo solo alla tazza di tè che ci aspetta e ci affrettiamo a toglierli di mezzo come se fossero una seccatura, non stiamo ‘lavando i piatti per lavare i piatti’. Direi di più, in quel momento non siamo vivi.

Questo perché, mentre siamo davanti al lavandino, siamo assolutamente incapaci di accorgerci del miracolo della vita. Se non sappiamo lavare i piatti, è probabile che non riusciremo nemmeno a bere la nostra tazza di tè. Mentre beviamo il tè, non faremo che pensare ad altre cose, accorgendoci a stento della tazza che teniamo fra le mani. Così ci facciamo risucchiare dal futuro, incapaci di vivere veramente un solo minuto della nostra vita.”

Il testo appena citato da cui è tratto il passo è una fra le più eccezionali fonti da cui trarre insegnamenti, precetti e consigli utili sulla meditazione che dobbiamo proprio all’esperienza degli antichi monaci buddhisti di cui Nhất Hạnh fa parte.

Come già spiegato, diverse sono le applicazioni della pratica ma in tutte il raccordo fondamentale è uno solo: la gratitudine.

Essere grati anche solo di svegliarsi al mattino, di respirare, di far parte dell’universo ci pone in stretta connessione con il nostro spirito, superando i dogmi religiosi di qualsiasi dottrina perché siamo di fronte al puro congiungimento con l’energia universale della natura; essa è la manifestazione chiara del divino che non ha un nome preciso, è l’universo stesso nel suo movimento costante di evoluzione e distruzione di cui gli esseri umani fanno parte. Sperimentiamo questo ciclo di morte e rinascita ogni giorno, basta solo accorgersene, la pratica è il miglior modo per farlo.

L’universo è racchiuso in quella stessa natura di cui non ci accorgiamo mai mentre siamo intenti a organizzare, sistematizzare la nostra vita. Programmare ogni attimo in relazione a quello futuro. Siamo la società del prodotto finito, della velocità, della tecnologia, della disattenzione.

Quanti si concentrano ogni giorno sulla fortuna di essere vivi? Di godere di un tramonto, di un’alba? Oppure chi si sofferma a ringraziare di esistere, di poter realizzare il proprio potenziale, di poter entrare in contatto con l’oltre?

E tu? Ti sei mai seduto a contemplare il momento accorgendoti di come solo il fatto di esistere, poter realizzare te stesso e essere chi vuoi sia un’enorme fortuna?

Se non l’hai ancora fatto è tempo di iniziare, a discapito di ciò che credi, non c’è bisogno di riempire la tua giornata con qualsivoglia attività per sentirti completo e in linea con le volontà del mondo, ma basta sedersi un attimo, chiudere gli occhi e respirare per realizzare che il vero miracolo è essere al mondo, qui e ora.

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