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La costruzione dal basso è un bene per il calcio?

È il tema al centro delle diatribe tra “puristi” e “innovatori” del gioco del calcio. Analizzarlo non è semplice ma porre in esame i pro e i contro aiuta ciascuno a farsi una propria idea in merito.

Il tema della costruzione dal basso è uno dei più dibattuti degli ultimi mesi tra gli amanti del calcio. Numerosi analisti, tecnici e appassionati di questo sport si sono interrogati sulle modalità di questa scelta tattica: è positivo usarla oppure danneggia le squadre che la adottano?

I particolari di una questione spinosa

Uno dei dibattiti più longevi nella storia del calcio italiano ruota intorno alla contrapposizione tra due stili di gioco considerati opposti e inconciliabili: in origine erano i “metodisti” contro i “sistemisti”, poi i “catenacciari” contro gli “esteti”, i “difensivisti” e gli “offensivisti” e infine i “risultatisti” contro i “giochisti”. Tutte etichette che, pur con sfumature diverse, distinguono da sempre le stesse due correnti: chi predilige uno stile di gioco più elementare, difensivo e quindi prudente, a cui l’Italia è storicamente più legata, e chi invece intende il calcio come un gioco offensivo, caratterizzato da una vivace circolazione di palla e un approccio che metta da subito pressione agli avversari, senza chiudersi nella propria metà campo.

Più di recente, e in particolare nelle ultime settimane, questo dibattito si è spostato su un aspetto preciso del calcio giocato: la cosiddetta “costruzione dal basso”, citata perlopiù in negativo per via di alcuni recenti errori decisivi commessi per esempio dalla Juventus contro il Porto, dalla Lazio contro il Bayern Monaco, dal Napoli contro il Genoa e dalla Roma contro il Milan. In situazioni diverse, queste squadre hanno perso palloni determinanti nel tentativo di far partire le loro azioni dalla difesa, giocando la palla a terra e con passaggi perlopiù corti, senza ricorrere ai più tradizionali lanci verso la metà campo per superare la pressione avversaria.

Rodrigo Bentancur – Centrocampista della Juventus

Perché è nata questa consuetudine e da chi è stata adottata per la prima volta?

La pratica della costruzione dal basso è ormai diffusa da anni nei campionati europei, e non solo in quelli tatticamente più innovativi, come la Liga spagnola, o spettacolari, come la Premier League inglese. Questo perché gli allenatori sono sempre più convinti che sia più efficace e vantaggioso mantenere il possesso del pallone con passaggi corti dall’alta percentuale di successo, invece che rischiare ogni volta di perderlo lanciando lungo, lasciando che a decidere il possesso sia l’esito incerto del gioco aereo.

Nella costruzione dal basso esiste tuttavia la possibilità che la palla sia persa nei pressi della propria area, col rischio di subire gol. Ma gli allenatori che la scelgono ritengono che i vantaggi in termini di gol potenziali siano superiori ai rischi legati alla possibilità di perdere palloni pericolosi.

Tra i migliori esempi recenti di costruzione dal basso vanno citate per prime tutte le squadre allenate nell’ultimo decennio da Pep Guardiola, quindi Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City, che lo hanno proposto in modi diversi e costantemente aggiornati. In Italia è stato il Napoli di Maurizio Sarri ad aver offerto la miglior versione di costruzione dal basso con una squadra ricordata come una delle più spettacolari viste negli ultimi anni, non solo in Serie A. In precedenza era stato il Milan di Carlo Ancelotti, a detta di molti la miglior squadra italiana degli ultimi vent’anni, ad aver insistito più delle altre sull’uscita palla al piede dalla difesa.

La soluzione dei lanci lunghi come via per iniziare un’azione o eludere la pressione avversaria viene invece sostenuta da chi ritiene che la costruzione dal basso sia diventata più una pratica esasperata – se non una moda – che un vero vantaggio tattico. Tra chi ha animato il dibattito più di recente, come riporta il Post, c’è stato per esempio Maurizio Crosetti, tra i giornalisti sportivi di punta di Repubblica, che ha scritto che «la costruzione dal basso è la corazzata Potëmkin del calcio contemporaneo». Riccardo Cucchi, giornalista Rai e storica voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”, ha invece scritto: «Non ci vuole un genio della tattica per capire che i rischi sono altissimi. E soprattutto che fa male alle coronarie dei tifosi».

Fabio Capello – Allenatore

I giudizi poco entusiasti nei confronti della costruzione dal basso sono piuttosto frequenti nelle telecronache e negli studi televisivi italiani: Fabio Capello, per esempio, opinionista di Sky ed ex allenatore dallo stile abbastanza pragmatico, sostiene di frequente l’utilità dei lanci lunghi nelle situazioni di gioco più pericolose dove il possesso palla è inutilmente rischioso. In generale, esiste una certa diffidenza nel gioco palla a terra inteso più come esercizio stilistico che come pratica efficace ai fini del risultato.

Le due opposte soluzioni di gioco al centro del dibattito sembrano quindi rispecchiare i due modi più diffusi di intendere il calcio: la costruzione dal basso si lega al possesso palla e al gioco articolato, mentre chi vorrebbe vedere più lanci lunghi preferisce un gioco verticale e all’apparenza meno rischioso. Ma la questione è più complessa di come sembra.

Infatti, la costruzione dal basso è stata incoraggiata due anni fa dall’IFAB (International Association Football Board), l’unico organo che ha il potere di modificare e innovare le regole del calcio, e che quindi ne può determinare le tendenze. Dalla stagione 2019/2020 i portieri possono infatti passare il pallone ai propri compagni all’interno dell’area di rigore, da rimessa in gioco inattiva (rimessa da fondo campo). Gli avversari invece devono aspettare fuori dall’area fino a quando il portiere non fa il passaggio.

Logo dell’IFAB

Da allora la costruzione dal basso risulta sempre più comune fra le squadre italiane, a prescindere dagli stili di gioco. Juventus e Inter, tra le altre, nella stagione in corso hanno preferito adottare questo stile di gioco ma con esiti differenti, come testimonia l’attuale classifica di Serie A. Ci sono tuttavia anche squadre che stanno ottenendo ottimi risultati e che non hanno scelto quest’approccio come la competitiva Atalanta di Gian Piero Gasperini o il sorprendente Verona di Ivan Juric.

Secondo una tesi di Stefano Saviotti, allenatore delle giovanili di Juventus e Arezzo, realizzata per il corso di Match Analyst della FIGC con dati Opta e citata di recente in un articolo dell’Ultimo Uomo, si può sostenere con certezza che la costruzione dal basso su palla inattiva porti maggiori benefici sia in termini di precisione dei passaggi che in termini offensivi, dato che le conclusioni in porta delle azioni iniziate con un passaggio corto del portiere superano in percentuale quelle nate da un rinvio lungo. Ma c’è un fattore determinante da tenere a mente: gli errori individuali di portieri o difensori che decidono di passare il pallone “corto” nonostante non ci siano le condizioni per “giocare dal basso”.

Questi errori sono in parte messi in conto dagli allenatori, ma la necessità di ridurli è esattamente il motivo per cui negli ultimi anni i migliori interpreti del ruolo di portiere sono stati calciatori bravi anche con i piedi, una qualità a lungo considerata secondaria: il portiere del Liverpool Alisson Becker, per esempio, o in Italia il portiere della Lazio Pepe Reina, che ha tolto il posto al più giovane Thomas Strakosha proprio per questo motivo.

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