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Il fenomeno dei senzatetto

Chi era e cosa faceva nella vita questa persona prima di vivere per strada? Questa è senz’altro una domanda che ciascuno di noi si è posto almeno una volta. Secondo David Brandon, esperto di problemi sociali, il fenomeno dei senzatetto è dovuto sia da situazioni avverse ma anche dalla stessa volontà degli stessi.
Paesi e associazioni di volontariato sono d’accordo che l’unico strumento utile per il reinserimento nella società dei senzacasa è l’Housing First: un piatto caldo e un posto letto per passare la notte sono utili, ma non aiuteranno mai una persona a rifarsi una vita senza il sostegno di terapisti, esperti e, naturalmente, gli agi di una casa.

il fenomeno dei Senzatetto

Se si va a cercare il significato della parola “Senzacasa” all’interno di un dizionario troveremo la seguente definizione: “individuo che è privo di casa in cui dormire, per estrema povertà o per scelta volontaria”.

Sia in passato che oggi, in tutto il mondo, a causa di eventi nefasti personali, vanno incontro alla povertà estrema e a una gravissima emarginazione sociale moltissime persone.

Il compito dello Stato, insieme ai suoi enti locali ed alla rete del terzo settore, è quello di reintegrare questi soggetti fragili e consentirgli di recuperare benessere e autonomia.

Quantificazione del fenomeno dei senzacasa

Riportando ciò che si legge all’interno della pagina internet “pensierocritico.eu”, in tutto il mondo si hanno circa 100 milioni di persone senzacasa ciascuno con un proprio passato e presente. Le cause che portano a diventare un senzacasa o senzatetto sono le seguenti: malattie, perdita del posto di lavoro, problemi familiari, traumi psichici.

La seguente tabella realizzata dai dati provenienti dal sito “IlSole24ore.it” va a descrivere il fenomeno dei senzacasa nelle principali economie mondiali.

PaeseNumero senzatettoNumero senzatetto/Totale popolazione paese
USA532 mila0,17%
Regno Unito58 mila nuclei familiari0,26%
Irlanda del Nord10 mila1,23%
Scozia36.5001,5%
Germania337 mila0,41%
Francia141.5000,22%
Brasile>100 mila 
Australia>100 mila 
Italia50.7240,08%
Esito studio condotto da IlSole24Ore

I dati della tabella presi da ”habitante.it” riportano le città italiane con il maggior numero di persone senzacasa costrette a vivere all’aperto. Grazie alla tabella seguente, realizzata con i dati presenti sul sito di “habitante.it”, si evince che il maggior numero di senzatetto è concentrato al nord Italia.

Città italianeNumero senzatetto
Milano12.000
Roma8.000
Palermo3.000
Firenze2.000
Torino1.900
Estratto ricerca condotta da HABITANTE

Le percentuali per sesso del fenomeno dei senzatetto:

  • 84% uomini;
  • 16% donne;

Costrette o meno a vivere una vita piena di stenti, la principale domanda che ogni persona si pone è come faccia a sopravvivere tanta gente che ha come casa la strada. Questa è senz’altro una domanda lecita, in quanto le persone che invece hanno un reddito e un’abitazione sanno che devono contare su precise risorse finanziarie per mantenere il loro stile di vita. 

Come riporta il sito “Wikipedia, alcuni senzatetto hanno la fortuna di svolgere lavori pagati trovati grazie ad associazioni che svolgono il lavoro di agenzie di impiego specializzate per senzatetto. I lavori che alcuni hanno la fortuna di trovare possono essere quello di giardiniere o guardiani notturni; altri devono invece  inventarsi dei metodi alternativi per guadagnare. La prima soluzione è quello di chiedere l’elemosina, la più comune, ma in alcuni Paesi sta diventando un’attività illegale. Un’altra alternativa è invece il busking: i buskers sono artisti di strada; fanno giochi di prestigio, di abilità, suonano, disegnano sul marciapiede o fanno qualche altro tipo di intrattenimento in cambio di offerte. Sempre da come si legge sul sito Wikipedia, un’altra alternativa è quella di donare il proprio plasma dietro corrispettivo a delle case farmaceutiche.

Lo studio di David Brandon

All’interno di questa fascia sociale presente in tutto il mondo, troviamo una percentuale di persone che decide di sua spontanea volontà di abbandonare la vita che conducevano, per adottarne una meno convenzionale rispetto a quello precedente. L’esperto di problemi sociali David Brandon nella sua carriera ha sintetizzato quattro teorie per spiegare quali siano le cause e motivazioni che portino una persona a divenire un senzacasa.

  • Spiegazione di natura sociale: la condizione di senza fissa dimora è causata da un fallimento delle politiche sociali;
  • Spiegazione di natura psicologica: la persona senza fissa dimora ha scarse capacità di adattamento e gravi problemi nell’instaurare o mantenere legami sociali;
  • Spiegazione di natura individuale: i senza fissa dimora hanno particolari caratteristiche individuali, come l’appartenenza etnica, l’orientamento sessuale, ecc.;
  • Spiegazione di natura ideologica: la persona senza dimora ha scelto di non conformarsi e di non seguire i valori dominanti.

Secondo la psicologa Maria Grazia Cultrera il processo di esclusione sociale non è solo subito ma è anche agito dai senzacasa in quanto questi elaborano delle strategie di adattamento nel contesto in cui vivono. 

Possibili strumenti da utilizzare per impedire il fenomeno

Nell’ultimo periodo i Paesi OCSE e l’Europa si sono mossi per porre fine a tale fenomeno. Si stima che all’interno dello Spazio Schengen, ogni notte, vi siano 700mila persone senza dimora che sono costrette a vivere per strada.

Con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 24 novembre 2020, l’Europa ha deciso di porre fine al fenomeno dei senza tetto entro il 2030. L’obiettivo di tale risoluzione è quello di creare un piano condiviso di strumenti e strategie comuni, come ad esempio depenalizzare il fenomeno dei senzatetto.

La risoluzione del Parlamento Europeo racchiude al suo interno delle raccomandazioni rivolte agli Stati membri su come affrontare in modo unitario tale fenomeno che rappresenta un fallimento economico-sociale. Ciascuno Stato dovrà per tanto:

  • Depenalizzare il fenomeno dei senzatetto;
  • Garantire assistenza specializzata rivolta alla formazione dei senzacasa;
  • Fornire assistenza finanziaria alle Organizzazioni Non Governative (ONG);
  • Promuovere l’imprenditoria sociale;
  • Adottare un piano condiviso tra ogni Stato membro.

In oltre, ogni Stato dovrà garantire a tutti l’accesso a servizi pubblici come l’assistenza sanitaria, il diritto all’istruzione e ai servizi sociali.

L’Housing First

Un primo strumento utilizzabile per aiutare queste persone è quello di fornire loro di un posto dove stare al sicuro per trascorrere la notte. L’obiettivo che invece il Parlamento Europeo intende perseguire, insieme ad altri enti come il “Network Housing First Italia”, è quello di garantire un passaggio diretto dalla strada alla casa e un accompagnamento intensivo del servizio sociale che supporti queste persone nel percorso di reintegrazione sociale e benessere soggettivo.

L’Housing First nacque come modello sperimentale tra gli anni ’50 e ’60 per garantire la reintroduzione del senzatetto nel modo più diretto possibile all’interno della società.

Come riporta il “Network”  molti studi nel corso degli ultimi vent’anni hanno dimostrato gli effetti positivi del modello HF (Housing First) a diversi livelli. L’80% delle persone riesce a mantenere la casa a due anni dall’inserimento del programma di Housing First.

Il possesso di un alloggio, inoltre, dimostra di essere uno strumento molto importante. Alcuni studi riportano che avere un alloggio possa aiutare l’individuo ad introdursi all’interno del mercato del lavoro anche grazie al processo di empowerment e di autostima.

L’Housing First non comporta dei costi eccessivi alle Amministrazioni locali in quanto, la persona beneficiante contribuisce con quota minima del proprio stipendio laddove esista.

Network Housing First Italia sottolinea il fatto che l’HF non rappresenta la soluzione a tutte le forme di homelessness. Esistono altre forme di Housing First in diverse parti del mondo, ognuna con qualche elemento di novità che lo rende più funzionale alle proprie peculiarità.

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