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Il dubbio, unico motore del ventunesimo secolo

Nell’ultimo secolo si è reso chiaramente visibile come il rapporto tra genitori e figli si è via via lesionato fino a scomparire quasi del tutto. Quali sono le cause? Cosa comporta questo nella società? Da cosa è determinata questa insanabile crepa? Gli ideatori del progetto Selfie hanno cercato di indagare le cause cercando di trovare una soluzione al problema.

Nell’ultimo secolo si è reso chiaramente visibile come il rapporto tra genitori e figli si è via via lesionato fino a scomparire quasi del tutto. Quali sono le cause? Cosa comporta questo nella società? Da cosa è determinata questa insanabile crepa? Gli ideatori del progetto Selfie hanno cercato di indagare le cause cercando di trovare una soluzione al problema.

Recentemente, giovedì 7 aprile, a Varese, sono stati presentati i risultati dell’indagine del progetto SELFIE che ha coinvolto 6119 ragazzi per capirne lo stato psicologico e la presenza nelle loro vite delle figure genitoriali.

Il 58% dei ragazzi dichiara di aver intrapreso una terapia psicologica e dunque non possedere in famiglia un adulto a cui appoggiarsi, solo il 28% afferma di trovare, nella madre, una figura di riferimento, il 18% al papà e infine l’8% reputa mediocre il tempo trascorso con i genitori. 

I dati sono allarmanti e mostrano come i genitori per primi sono figure fragili, che subiscono in prima persona gli esiti del complesso meccanismo sociale messo in moto dal capitalismo.

Esso con la sua logica volta al profitto, al risultato economico e al guadagno, non permette ai genitori di coltivare una relazione sana con i propri figli.

Gli adulti sono inglobati nella logica capitalistica che insegna che il tempo va speso con unico fine il profitto dunque le azioni, le ore spese senza un riscontro oggettivo sono inutili.

Viviamo ormai in un mondo velocizzato che prepara unitamente all’efficienza, al risultato e ciò che ne viene è una condizione sociale precaria, fragile senza punti di riferimento. 

I risultati dei questionari mostrano dati terribili per quanto riguarda i ragazzi affetti da problematiche gravi. Diversi hanno affermato di essersi autoprocurati dolore, di odiare la propria immagine riflessa, di voler cambiare qualcosa di se stessi per piacere agli altri. 

Come spiega la psicologia, la costruzione dell’identità la si acquisisce in famiglia, a casa, ma se proprio nel nido familiare fioriscono dubbi, problemi, non si educa all’emotività, il risultato è una massa di adolescenti terribilmente fragili che hanno davanti agli occhi un punto interrogativo quando pensano al proprio futuro.

Non è colpa dei genitori se all’interno della società non si riesce più a crescere individui dotati di una sana autostima fondamentale per procedere nell’arduo percorso della vita.

Non si possiede più il tempo per discutere, per parlare, per approfondire questioni che, nella società del dubbio, definita così da Upton Sinclair nel suo romanzo ‘La giungla’, sono giudicate futili, una perdita di tempo.

Si è smesso di leggere, di informarsi, di acculturarsi, di crescere spiritualmente perché nessuno educa a farlo, ai benefici che ne convengono.

Non si insegna più a conoscere e distinguere le proprie emozioni, a vivere come persone nel mondo e non come meri ingranaggi di una macchina.

Si sa, non esiste un corso che educhi i genitori ad esserlo ma con la conoscenza, con la lettura, con l’informazione si potrebbe sanare questa tragica crepa aperta ormai da decenni. 

Questo distanziamento tra genitori e figli che causa la dispersione degli stessi in un mondo che i giovani sono impreparati ad affrontare. 

Il filosofo Umberto Galimberti spiega egregiamente come relazionarsi con il mondo parlando ampiamente del nichilismo attivo.

Il futuro si prospetta insidioso, senza uno scopo? Dunque bisogna agire, è nell’azione che si può realmente uscire dallo stato psicologico ed emotivo che spinge i giovani a trascinarsi giorno dopo giorno come sagome senza volto nella società.

Gli adolescenti del ventunesimo secolo sono sempre più orientati verso il nichilismo passivo che li spinge a lasciarsi andare all’utilizzo smodato di mezzi con il quale procurarsi piaceri effimeri come droghe, alcool, fumo, utilizzo improprio del corpo e qualsiasi cosa che possa permettere di non pensare, anche per un attimo, allo stato di incertezza comune a tutto il contesto sociale.

Serve un monito, una via, un nuovo romanticismo, una nuova cultura delle arti che preveda il ritorno all’insegnamento più bello che possa esistere: quello alle emozioni, alla cultura classica, alla conoscenza di se stessi. 

In tutto il caos del mondo contemporaneo riuscire a trovare il coraggio di ritrovare la propria identità e combattere per i propri scopi, i propri sogni.

“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.

Indro Montanelli.
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