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Ddl Zan: ideologie a confronto

Il disegno di Legge Zan, protagonista di numerosi dibattiti politici e ideologici, è ancora in attesa di approvazione a causa del suo complesso iter legislativo. A che punto siamo?

Tutti abbiamo almeno una volta sentito parlare del famoso disegno di legge che sta agitando da qualche tempo le impetuose acque del parlamento italiano: il ddl Zan. Prima di addentrarci in questioni più specifiche, comprendendo le ragioni dei diversi punti di vista e le sfumature coinvolte in tali posizioni ideologiche, andiamo prima ad introdurre le radici di questo tema tanto discusso.

Innanzitutto, l’acronimo ddl significa disegno di legge. Un disegno di legge è una proposta legislativa che, se presentata dal parlamento, dal CNEL, dai cittadini o dal Governo e successivamente approvata dalla restante Camera, sarà convertita in legge.

Ddl Zan: perché Zan e quali temi affronta?

Alessandro Zan è un politico italiano, capolista del Partito Democratico e attivista LGBT. È il promotore del disegno di legge in questione, presentato il 2 Maggio 2018. Il disegno di legge prevede delle aggravanti specifiche per i crimini legati a violenza, odio e discriminazioni contro omosessuali, transessuali, donne e disabili. Esso contrasta discriminazioni e violenze basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. In Italia già esiste una legge che punisce chi commette o incita a commettere violenza, discriminazione, episodi d’odio nei confronti di etnie e nazionalità diverse: la legge Mancino del 1993. Il Ddl Zan intende dunque estendere la legge Mancino anche a motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

La proposta prevede le seguenti modifiche :

  • Aggiunta dei reati di discriminazione basati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” all’articolo 604-bis e 604-ter del codice penale, che puniscono l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi “razziali, etnici, religiosi o di nazionalità”.
  • Nell’articolo 90-quater del codice di procedura penale viene definita la “condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa”. Il Ddl Zan prevede di aggiungere le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. (art.6)
  • Nel Decreto legislativo del 9 luglio 2003, numero 215, sulla parità del trattamento degli individui indipendentemente dal colore della pelle o dalla provenienza etnica, si aggiungono ulteriori misure di prevenzione legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. (art.8)
  • La legge Mancino. (“Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa; legge 25 giugno 1993, n. 205). La legge Mancino condanna gesti e azioni legati all’incitazione, alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. La legge Mancino vieta, inoltre, la formazione di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che abbiano come scopo l’incitamento alla violenza. Anche qui il Ddl Zan introduce le forme di “discriminazione fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. 

Pene proposte dal Ddl Zan: reclusione fino 18 mesi o multa sino a 6.000 euro per chi commette o istiga a commettere atti di discriminazione; carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza o per chi partecipa a organizzazioni che incitano alla discriminazione o alla violenza. Per le discriminazioni omofobe è prevista un’aggravante che aumenta la pena fino alla metà.

Il ddl Zan lede la libertà di espressione?

Si è discusso a lungo anche di questo tema, ma la risposta è negativa, in quanto tutelata dalla cosiddetta “clausola salva idee”: la proposta di Zan prevede una “clausola salva idee”, che fa salve “la libera espressione di convincimenti od opinioni, nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà di scelta”.
Per leggere L’intero Disegno di Legge di Alessandro Zan con i relativi articoli, clicca qui.

Come il ddl integrerebbe la normativa già esistente?

Il Ddl Zan non va ad incidere sul reato di propaganda di idee fondate sull’odio: la propaganda di idee è, in diritto penale, un reato astratto. Viene dunque punita la mera esternazione di idee, in quanto viene sempre tutelato l’art. 21 della Costituzione che sancisce la libertà di espressione. Dunque, il Ddl Zan influisce semplicemente sull’istigazione alla discriminazione e su discriminazione e violenza per motivi specifici: sesso, genere, identità di genere, orientamento sessuale e disabilità.

Dunque, ogni cittadino a seguito del Ddl Zan potrà essere condotto in giudizio per aver compiuto un atto discriminatorio? Si tratta di una legge liberticida? No, e la risposta è tale non solo in relazione al ddl Zan, ma anche a tutte le fattispecie incriminatrici. Il giudizio di ragionevolezza e di obiettività è indipendente da ciò che è stato contestato nel ddl Zan: nel momento in cui vi siano due diritti costituzionalmente rilevanti come quello della libertà di espressione e della dignità umana, il giudice opererebbe un bilanciamento per tali diritti e temi costituzionalmente rilevanti. Non si procede per analogia, ma analizzando attentamente la finalità dell’atto e della condotta posta in essere. Dunque non si tratta di una legge liberticida.

Come già sappiamo, la normativa italiana già prevede diverse fattispecie autonome di reato che puniscono la propaganda di idee fondate su superiorità, odio razziale o etnico, discriminazione per motivi razziali, nazionali, etnici, religiosi, violenza e istigazione alla violenza per motivi fondati su razza, etnia, nazionalità e religione. L’art. 604 prevede specifiche pene e aggravanti per reati commessi con finalità di discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale e religioso.

Tuttavia, nel nostro ordinamento gli articoli del Codice penale non prevedono motivi di odio basati sull’orientamento sessuale. D’altro canto, una aggressione per motivi omofobi è comunque già sanzionata e aggravata: l’aggravante è per “futili motivi”. L’aggressione nei confronti di una persona a causa del suo orientamento sessuale o in quanto semplicemente appartenente ad un orientamento sessuale opposto, rientra nei futili motivi. Dunque, già esisterebbe una protezione di legge. Una violenza avvenuta durante una lite non è però paragonabile ad una motivata dal fatto che la vittima sia naturalmente nera, omosessuale, disabile. Per tale motivo il ddl Zan chiede un diverso trattamento che sia diverso dai “futili motivi”, esattamente come avviene in altri paesi d’Europa.

Il ddl Zan trasmetterebbe un forte segnale politico dal punto di vista del diritto sociologico, disincentivando fortemente dei comportamenti intollerabili, ma tutt’ora spesso ricorrenti, che sarebbero specificatamente sanzionati. 

Inoltre, con l’approvazione della legge, il 17 maggio diverrà la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, che sarà dedicata a promuovere e sensibilizzare, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, il rispetto, l’inclusione e la lotta per i pregiudizi e le discriminazioni. Con l’introduzione di tale giornata non viene imposta nessuna ideologia gender (che non ha nessun fondamento dal punto di vista giuridico), non viene posto un obbligo per le scuole di aderirvi: essa ha il mero scopo di promuovere la cultura del rispetto e dell’antidiscriminazone. Si tratta di semplici azioni positive che non ledono i diritti di nessuno. Ognuno è libero di parteciparvi o meno. In tal modo, anche gli enti locali e le associazioni dovranno svolgere ruoli importanti per rilevare possibili crimini e discriminazioni poste in essere.

In aggiunta, l’art.9 del Disegno di legge Zan specifica coloro che possono usufruire delle case o dei centri accoglienza (istituiti dal decreto legge 34 del 2020) contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e identità di genere, finalizzati a proteggere e sostenere le vittime LGBTQ+ di violenza.

Un po’ di dati

  • In Italia, 138 episodi di omotransfobia si sono registrati tra maggio 2019 e Maggio 2020.
  • Il 62% delle coppie LGBTQ in Italia evita di tenersi la mano in pubblico per paura di discriminazioni.
  • In Europa l’Italia è 35esima su 49 per avanzamento dei diritti LGBTQ (ultima tra i grandi paesi occidentali).
  • L’Italia si trova al primo posto in Europa per omicidi di persone trans.  
  • Un dato non trascurabile riguarda i politici italiani, considerati dalle persone LGBTQ i peggiori omofobi d’Europa, a causa del linguaggio offensivo e discriminatorio e dei comportamenti poco aperti nei confronti delle diversità.

Ancora oggi, i dati di Gay Help Line non sembrano essere migliorati notevolmente. Si è rilevato infatti che nell’ultimo anno il numero di ricatti e minacce subite dalle persone LGBTQ sono fortemente aumentati, passando dall’11% al 28%.

Perché il ddl Zan non è ancora stato approvato?

L’iter legislativo del ddl Zan è accompagnato da vivaci dibattiti parlamentari, soprattutto da parte del centrodestra. I motivi alle radici del ritardo sono legati più a temi etici e ideologici, che procedimentali. Il ddl Zan modifica gli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere: proprio su questo tema si sviluppa il punto di contrasto sostenuto dall’opposizione.

Lega e Fratelli d’Italia (e anche i rami cattolici) non ritengono sia necessaria una legge specifica contro atti violenti e discriminatori che siano fondati sull’identità sessuale e di genere. Secondo la loro proposta, sarebbe sufficiente la tutela già presente e offerta dalla legge Mancino sopra citata. Tale posizione ha originato una serie di comportamenti ostruzionistici che hanno ostacolato fortemente l’iter legislativo del ddl Zan.

Quali sono le differenze fra le proposte di Alessandro Zan e quelle del centrodestra?

  • Il concetto nuova legge: secondo gli esponenti del centrodestra non si necessita di una nuova legge, ma basterebbe modificare quella già esistente. Sarebbe sufficiente, quindi, aggiungere alcune rettifiche riguardanti il gender, l’orientamento sessuale e la disabilità.
  • Il centrodestra preferisce non definire il concetto astratto e imperfetto di identità di genere come percezione di sé, pensando alla possibilità che a farlo siano soggetti minorenni facilmente vulnerabili/influenzabili.
  • Zan aumenta inoltre l’aggravante in caso di odio, mentre il centrodestra preferirebbe lasciare le aggravanti generiche dell’articolo 61.
  • Il ddl Zan prevederebbe un raddoppio delle condanne previste per chi viola la legge. Il centrodestra di un terzo.

L’iter legislativo

Dopo la prima lettura alla Camera, il ddl Zan ha superato l’esame in Commissione (20 luglio 2020) insieme alla discussione in Assemblea, dove il 4 novembre 2020 il testo unificato è stato approvato a maggioranza. Dopo la lettura in Senato, dove il testo per più di 5 mesi si è bloccato, il ddl è giunto in commissione giustizia. Il 26 Maggio 2021 i gruppi di PD, LeU, M5S hanno scritto, in commissione giustizia, alla presidente Casellati (presidente del Senato) per chiedere che la legge venga mandata direttamente in aula, senza sottostare all’ostruzionismo delle 170 audizioni del presidente Ostellari (Senatore del gruppo Lega) per allungare i tempi di attesa.

Ben il 60% del livello di omofobia riguarda l’assenza di una legge contro l’omofobia stessa, di disposizioni e di riconoscimento legale. Questi sono solo alcuni dei numeri che ci fanno capire quanta strada ancora ci sia da fare:

“Finché due uomini o due donne avranno paura di camminare mano nella mano in pubblico, ci sarà bisogno di una legge che regolamenti ciò che naturalmente non siamo stati capaci di fare” – Roberto Saviano.

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