Ciao, cosa vuoi cercare?

Attualità

Cosa c’è da sapere sul secondo emendamento

Il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti è noto per concedere il possesso di armi a tutti i cittadini. Come si è evoluto il tema nel paese? A che punto siamo attualmente?

Immagine di: Fibonacci Blue

Un emendamento di stampo illuminista

“Dato che una milizia ben organizzata è necessaria per la sicurezza di uno Stato libero, il diritto dei cittadini di possedere e portare armi non può essere infranto”.

Così recita il secondo emendamento della Costituzione statunitense, che entrò in vigore a partire dal 15 dicembre del 1791. Lo statuto si ispira alla Dichiarazione dei diritti britannica del 1689, che conferiva nuovamente ai protestanti il diritto di possedere armi, toltogli dal filocattolico Giacomo II. Il diritto alla detenzione di armi per i privati negli Stati Uniti è protetto dalla Corte Suprema, la più alta corte federale degli Stati Uniti. In questa liberalità gli Stati Uniti non sono soli, infatti, anche il Messico e il Guatemala detengono e consacrano il diritto alle armi da fuoco. In Messico l’articolo 10 della Costituzione ne permette il possesso al solo scopo di legittima difesa personale; esiste solo un’armeria autorizzata nel paese e si trova a Ciudad de Mexico.

L’articolo 38 della costituzione guatemalteca protegge il diritto di possedere armi per la difesa domestica: “Viene riconosciuto il diritto di possedere armi per uso personale, non vietato dalla legge, nel luogo di abitazione. Non ci sarà l’obbligo di consegnarli, salvo nei casi ordinati da un giudice competente”. Ciò che però distingue i due paesi dagli Stati Uniti, è il pensiero di stampo illuminista dei padri fondatori americani. Questi sostenevano il diritto ad armarsi, così che la nascita di molteplici centri di potere all’interno di una nazione avrebbe scongiurato una tirannia centralizzata. Ed è per questo infatti che il linguaggio adoperato nella stesura dell’emendamento è formulato in modo tale da salvaguardare quelle milizie locali, che altro non sono che un contrappeso all’autorità centrale.

L’evoluzione delle leggi sulle armi da fuoco nel 20esimo secolo

Negli anni ’60 si ha una prima svolta con l’introduzione di nuove restrizioni sulle armi. Dopo l’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy nel 1963, e a seguire l’uccisione di Martin Luther King non che di Robert Kennedy nel 1968, quello stesso anno venne emanato il Gun control act. Questo prevedeva l’obbligo di licenza per chiunque fosse coinvolto nel business della compravendita di armi, eccetto che per gli scambi occasionali tra privati all’interno di un singolo stato e vietava l’acquisto per posta. Nel 1993 la legge viene integrata dal Brady handgun violence prevention act, che impone la necessità di effettuare dei controlli su chi vuole un’arma prima di vendergliela. Con l’introduzione del sistema di background check dell’FBI, nella vendita di un’arma da fuoco anzitutto va certificato che l’acquirente non sia stato condannato ad un periodo di reclusione superiore ad un anno, che non abbia commesso reati di violenza domestica, che non sia sotto ordini restrittivi, che non faccia uso di stupefacenti, che non sia stato congedato dall’esercito per cattiva condotta, non sia ricoverato in una struttura per la cura delle malattie mentali né sia stato dichiarato mentalmente incapace da un’autorità competente. L’efficienza sottesa al sistema, viene meno per il rapido controllo che solitamente non si dilunga per più di qualche minuto. I rivenditori privati senza licenza (Gun show loophole) inoltre, non sono obbligati a svolgere queste verifiche e i soli stati di New York, California e il Distretto di Columbia le hanno imposte per legge. In egual misura, solo pochi Stati richiedono un particolare permesso per portare con sé l’arma, altrimenti ciò è concesso con l’ulteriore aggravante che l’arma non deve necessariamente essere visibile, ovvero non vige il divieto di cancealed carry.

L’American Rifle Association

A conferma del retaggio culturale ormai radicalizzato nello spirito americano, l’American Rifle Association (NRA) si pone come la più antica organizzazione dei diritti civili degli Stati Uniti. Fondata a New York nel 1871, sotto la presidenza di Ulysses S. Grant, ha tra i suoi principali obiettivi quello di agire in favore dei detentori di armi da fuoco. La NRA è una delle più influenti lobby politiche degli States, per cui la stragrande maggioranza delle leggi sul controllo delle armi che si opponessero alla liberalizzazione delle armi, sono state fermate da questa. La NRA si identifica ufficialmente come organizzazione apartitica, sebbene siano significativamente in numero maggiore i repubblicani che la sostengono, rispetto ai democratici. Nel gennaio del 2021, con l’uscita di scena di Donald Trump, la NRA dichiara bancarotta in tribunale. Già nello scorso agosto 2020 la Procura federale di New York, aveva annunciato l’ipotesi di bancarotta fraudolenta e stando ai fatti, il direttore Wayne LaPierre avrebbe usato i fondi della lobby per suo diletto personale. Si stanno tessendo accordi con una no-profit in Texas, che mediante bail-out tenterà di salvare il possibile, con l’augurio che la lobby possa tornare a ricostruirsi una nuova identità giuridica. La mossa politica che permetterà ai vertici di sottrarsi all’inchiesta per accusa di frode e perdite per oltre 63 milioni in tre anni, è giustificata da LaPierre come spinta per allontanarsi da un ambiente corrotto, sebbene sembri più un’astuzia per sfuggir dalle accuse della Procura federale.

Il parere dei concittadini statunitensi

Stando ai dati di un report del Congressional Research Service, negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco a fronte di una popolazione di soli 318,9 milioni di persone. Non si pensi però che ogni cittadino americano possieda un’arma, dal momento che queste sono “concentrate” in una ristretta percentuale di individui: infatti, tre quarti di chi le ha ne possiede due o più di due. A possederle sono maggiormente anziani, bianchi e soprattutto residenti al di fuori dalle grandi città; secondo un sondaggio del 2014 solo il 31% dei cittadini possedeva un’arma da fuoco. Galeotto fu quel secondo emendamento, redatto nell’ultimo decennio del diciottesimo secolo, quando i moschetti sparavano 2 o 3 colpi al minuto, mentre oggi un’arma automatica può spararne anche 100. Gli USA sono in vetta alla classifica per il maggior numero di omicidi per armi da fuoco di qualunque altro paese occidentale. Questo anche grazie alla facile vendita, per cui in buona parte degli Stati chiunque al di sopra dei 21 anni può acquistare una pistola, mentre ai maggiori dei 18 è concesso il meno gravoso acquisto di un fucile o un fucile a canna liscia.  Le stragi di massa sono all’ordine del giorno: nel 2015 ce ne sono state 330, l’anno successivo 379 e due anni dopo 346. Sono tornate ad aumentare nel 2019 con 417, per arrivare all’apice nell’anno della pandemia, con 578. Secondo la società di sondaggi Gallup, il 47% degli statunitensi dice di volere leggi più severe sulla vendita di armi da fuoco; il 38% per cento degli americani vogliono che le leggi rimangano così come sono; mentre il 14% dichiara che dovrebbero essere rese persino meno rigide.

 Gli USA ospitano il 4,4% della popolazione terrestre, ma il 42% dei civili armati del mondo.

Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti...