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Economia

Come lo stato crea moneta

Come fanno le banconote dalla stampa ad arrivare nelle nostre tasche?

Nel mondo odierno il valore della moneta non è più dato da oro, argento o bronzo, ma da banconote o monete che non hanno un valore intrinseco, ma un valore che gli viene dato su base fiduciaria. Una banconota viene accettata non perché quel foglietto di carta abbia valore in quanto tale, bensì per il valore che siamo sicuri le persone gli attribuiranno.
Come dimenticare la celeberrima frase di Yuval Noah Harari, nel suo famoso saggio Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità, “Provateci voi a convincere uno scimpanzé a scambiare la sua banana con la vostra banconota da 5 euro “.

Nel nostro sistema economico la moneta svolge principalmente tre funzioni: è una riserva di valore, un’unità di conto e mezzo di pagamento. Di questa moneta non ne hanno però bisogno solo i cittadini, ma anche lo Stato. Quando quest’ultimo ha bisogno di denaro, emette dei Titoli di Stato, ovvero degli strumenti medianti i quali il Governo chiede in prestito dei soldi ai cittadini (di tutto il mondo!).
Dopo un determinato periodo di tempo, questi verranno restituiti con un interesse, ovvero una somma di denaro aggiuntiva rispetto a quella data: è questo d’altronde che ci ha invogliato a prestare denaro.

Questi Titoli di Stato possono sì essere comprati da tutti, ma per mezzo di una banca: praticamente è lei che fa la grande offerta, poi noi, piccoli investitori, ne compriamo una parte. La banca ne possiede molti di questi titoli, perché in questo modo può perseguire un guadagno, seppur non elevatissimo, tendenzialmente “sicuro”.
Cosa succede però se la banca vuole disfarsi di questi titoli in cambio di liquidità? Li venderà sul mercato: in questo modo chi li acquista otterrà, alla scadenza del titolo, il suo fantomatico interesse, e la banca che lo vende della liquidità immediata.

Ma la banca centrale?

Ci arriviamo con calma. La banca centrale è il vero protagonista di questo argomento, perché è il solo organo, delegato dallo Stato, che ha il permesso di stampare moneta.
Qui arriva il punto fondamentale di tutta la faccenda: non può farlo dal nulla; a fronte di un ingresso di moneta deve essere corrisposto qualcos’altro, ma che cosa nello specifico?
Un’attività finanziaria, che può essere un Titolo di Stato, un immobile, dell’oro, o più in generale, uno strumento che abbia valore. Comunque, nella maggior parte dei casi si parla di Titoli di Stato.

La banca centrale compra quindi, come potremmo fare anche noi, dei Titoli di Stato sul mercato, ma con una particolarità: non lo fa con i soldi che possiede, bensì con dei soldi nuovi, appena fatti. In questo modo viene iniettata liquidità nel sistema economico.
La cosa sorprendente è che la Banca “X”, che sta vendendo le sue attività, non lo sa nemmeno chi è che sta comprando (e nemmeno gli interessa): li potrebbe star vendendo al piccolo risparmiatore così come alla banca centrale.

Una volta recati al bancomat, ritirando i nostri soldi, potremmo trovarci in mano una banconota appena stampata: questo rappresenta il cosiddetto “ciclo di vita della moneta”.

Banca Centrale Europea, Francoforte sul Meno, Germania


Riassumiamo quindi tutto il discorso: lo Stato ha bisogno di soldi, per averli li chiede ai cittadini con la promessa di restituirglieli maggiorati di un qualcosa in più. Poi, tramite una grande offerta, una banca “X” fa un’offerta e si aggiudica un Titolo di Stato, con l’obiettivo di guadagnarci dall’interesse.
Ad un certo punto, la banca “X”, o perché si trova in un momento difficile, o perché ha deciso di fare un grosso investimento che richiede subito una grande liquidità, decide di vendere sul mercato il suo titolo. La banca centrale, al fine di sostenere l’economia, decide di iniettare liquidità nel sistema economico stampando nuova moneta per comprare il Titolo di Stato messo in vendita dalla banca “X”.
In realtà, le banche centrali non stampano più tanta moneta, la generano perlopiù elettronicamente.

Il ruolo delle banche nella “creazione” di moneta:
c’è da precisare che, anche le banche “classiche” giocano un ruolo importante sul fronte della creazione di moneta: infatti, grazie al sistema dei prestiti le banche possono “aumentare” la quantità di moneta in circolazione.
Facciamo un esempio: Giulia è una giovane ragazza che ha appena iniziato a lavorare; decide quindi di depositare il suo stipendio in banca. Ogni mese deposita 1500 euro e ne spende 1000, risparmiando quindi 500.
La banca si troverà dunque sull’attivo, il primo mese, 500 euro. Lo stesso mese entra in gioco Marco, che chiede un prestito per finanziare l’avvio del suo ristorante; la banca gli comunica che, al più, può prestargli 500 euro (perché sono gli unici che ha). Marco accetta.

Cos’è successo quindi nel sistema economico?
Si sono “creati” 500 euro in più.
In realtà, quei soldi che la banca ha dato a Marco, non sono proprio del denaro, ma credito. Il credito è una promessa di pagamento: la banca ha prestato a Marco dei soldi che si aspetta di riavere maggiorati di un interesse (che servirà a pagare tutti i costi della struttura e a prevenire la banca da eventuali mancati incassi).
Pertanto la banca prestando soldi si mette, da un lato, in una situazione di eventuale rischio, perché nello scenario ipotizzato Giulia non potrebbe più ritirare i suoi 500 euro visto che sono stati prestati a Marco; ma dall’altro, permette di velocizzare il sistema economico.
È proprio questo il motivo per cui a volte possiamo sentir dire che la banca non presta soldi facilmente; se lo facesse metterebbe a rischio i conti correnti di tutti i depositanti.
D’altro canto, è bene accennare che le banche non possono prestare tutti i soldi depositati dai correntisti, ma solo una parte. Devono infatti sottostare al cosiddetto coefficiente di riserva obbligatoria, ovvero una quantità percentuale dei soldi depositati che non può essere prestata.

Possiamo quindi concludere che lo Stato crea moneta tramite la banca centrale, che a fronte dell’acquisto di un titolo di Stato inietta liquidità nel sistema. Ma la moneta viene anche “creata” dalle banche tradizionali, tramite il meccanismo dei prestiti. In Italia, come in moltissimi altri paesi, il denaro fisicamente in circolazione è circa un decimo rispetto al credito.

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