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Cultura

Come la musica influenza le nostre azioni

La musica, senza nemmeno accorgercene, influenza non solo il nostro stato d’animo, ma anche le nostre azioni.

La musica è un linguaggio tanto potente quanto complesso. Condiziona il nostro stato d’animo in funzione del carattere e dell’umore avvertito in un preciso momento. La musica, di fatto, si “muove” ad istanti: influenza le sensazioni emotive a seconda di ciò che proviamo nell’attimo in cui i primi accordi si immergono nel nostro udito: può eliminare tristezza o rabbia, rallegrare giornate, accompagnarci nei pensieri più lontani, per poi spingerci nei ricordi con un pizzico di malinconia.

… Ma quale ingrediente ha la capacità di trasformare le nostre emozioni o
impressioni? A tal proposito, prima di giungere alla fatidica risposta, è interessante conoscere il memorabile esperimento di Rutger Engels, il celebre psicologo della Radbound University, che ci aiuta nella comprensione concreta di come effettivamente l’essere umano sia influenzato – anche senza volerlo – dalla musica. Il noto ricercatore chiese ai pub della zona in cui risiedeva di riprodurre, come sottofondo musicale per almeno un paio d’ore al giorno, dei brani che avessero come tema portante il consumo di bevande alcoliche. In poche settimane, la domanda del prodotto aumentò notevolmente, generando conseguenze economicamente favorevoli ai proprietari dei locali.

Pertanto, senza disturbare un profondo studio scientifico della psicologia emotiva – talvolta ricca di innumerevoli teorie e valide spiegazioni -, si afferma che l’ascolto di musica contribuisca al cambiamento delle nostre azioni e alla produzione di dopamina, il noto ormone del piacere e della soddisfazione. Maggiori saranno felicità, spensieratezza ed euforia, più sarà rilevante l’effetto benefico. Secondo alcuni studi, le dolci musicalità migliorerebbero lo sviluppo cerebrale e l’armonia psico-fisica dei bambini tra i sei e gli otto anni, stimolando i sensi, la concentrazione e riducendo stress e preoccupazioni.

A tal proposito non dimentichiamoci il noto “Effetto Mozart”, esaminato accuratamente dai fisici Shaw e Rausher, che associarono l’ascolto della Sonata in Re maggiore – di Wolfgang Amadeus Mozart – ad un considerevole miglioramento delle capacità cognitive. Non ci credete? Rauscher, Shaw, e Ky nel 1995 divisero settantanove studenti in tre gruppi: coloro che avevano ascoltato il brano di Mozart conseguirono un notevole aumento del punteggio del quoziente intellettivo.

Tuttavia, non dimentichiamoci che ogni individuo reagisce differentemente agli stimoli emotivi derivanti dalla musica. Si parla dunque di Musicoterapia, ossia una vera e propria “cura musicale” che aiuta i pazienti nella risoluzione di disabilità, di disturbi emotivi, sociali e cognitivi attraverso gli impulsi derivanti da sinfonie specifiche per ogni paziente.

Ciò nonostante, la musica può influenzare l’uomo in termini sia positivi che negativi. Basti pensare all’esperimento di Engels sopra citato, che, se applicato in maniera errata, può causare risposte e conseguenze emotive ben diverse da quelle ottenute dai proprietari dei locali. Ebbene sì, anche la musica nasconde il suo lato oscuro se utilizzata scorrettamente.

Ulteriori effetti negativi possono derivare dal tipo di musica in discussione. Basti pensare ai gruppi thrash/death/speed metal – tipici dei primi anni 80 – che combinavano temi riguardanti nazismo, guerra, violenza, suicidio e morte ai ritmi piuttosto veloci e caotici dei loro riff. L’influenza di tale musica sugli adolescenti ebbe un impatto notevole ai tempi: aumentarono drasticamente gli episodi di cronaca nera collegati all’effetto negativo diramatosi nelle menti dei più giovani.

Insomma, cari lettori e care lettrici… la musica è un prezioso strumento in grado di influenzare le nostre azioni, ma è compito dell’uomo saper sfruttare al meglio le grandi potenzialità di tale risorsa.

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