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Cultura

Clet Abraham e l’arte al di fuori della legge

Per chi ha visitato almeno una volta Firenze, i cartelli stradali modificati da Clet Abraham non sono passati inosservati. Queste opere sono però al centro di un dibattito tra chi le considera arte e chi semplice vandalismo. Cerchiamo allora di analizzare questo fenomeno per meglio comprenderlo.

Visitando Firenze sarà capitato a tutti di notare dei cartelli stradali particolari: un omino che trasporta la sbarra bianca del senso vietato, un passo carrabile che assomiglia alla maschera di Spider-Man o un segnale di direzione obbligatoria che trafigge un cuore. Queste installazioni che potrebbero sembrare essere state fatte per scherzo in realtà non sono altro che le opere di Clet Abraham, un artista francese con studio proprio a Firenze. La sua specialità è la Sticker Art, un genere di Street Art che consiste nel creare installazioni attraverso l’applicazione di adesivi per le strade delle città.

Arte o vandalismo?

L’aspetto sicuramente più interessante dell’arte di Clet è il suo rapporto con la legge. Clet è provocatorio e lo ha dimostrato in numerose occasioni come quando ha posizionato di nascosto un suo autoritratto in una delle sale della collezione Loeser di Palazzo Vecchio con il fine di invitare l’istituzione culturale fiorentina ad abbracciare il suo modo di vedere la realtà artistica.


Ma ciò che più ha alimentato il dibattito sul significato delle opere di Clet sono state proprio le installazioni sui cartelli stradali che hanno sollevato non poche polemiche. E queste non sono venute solo dalle autorità ma anche dalle persone comuni. Proprio nel 2021 alcuni senesi hanno imbrattato la porta dello studio di Clet scrivendo “Siena merita rispetto. Scemo” come ripicca per le installazioni sui cartelli stradali della città del Palio.

L’opinione pubblica è infatti molto divisa sul come considerare questo tipo di arte: c’è chi la ritiene vandalismo e chi la apprezza per il tocco di ironia che aggiunge alle strade delle città.
Bisogna però considerare che Clet non si nasconde, il suo studio è aperto e spesso applica gli adesivi sui cartelli in pieno giorno. Inoltre, per quanto provocatoria, le opere di Clet non hanno mai causato danni rendendo incomprensibile il significato dei cartelli.
Quello di Clet è semplicemente una modalità di espressione artistica e cercando su internet si possono facilmente trovare spiegazioni del perché di questa scelta.

Per Clet la strada è il luogo di tutti ed è qui che l’arte può entrare nel quotidiano della gente comune ed essere vissuta appieno: la strada è fatta per esprimersi al di fuori degli schemi istituzionali. Clet afferma infatti che l’arte consiste nel far passare un messaggio nella maniera più chiara e semplice possibile. E dove concretizzare al meglio questo pensiero se non per le strade di una grande città attraverso dei cartelli stradali, che esprimono degli ordini e obblighi imposti dalle autorità?

“Prima di tutto è nato da un gioco grafico. Me li sono posti davanti e ho osservato il loro linguaggio universale e mi sono divertito a cercare di sintetizzare delle idee, perché per rimanere in relazione con il cartello il messaggio deve essere sintetico e semplice, con qualcosa di più complesso non si comprende più neppure il cartello. Quindi la sfida intellettuale era di sintetizzare dei concetti, dire il più possibile con il meno possibile, e il cartello mi ha invitato a farlo”

LeoMagazine “Intervista a Clet Abraham, artista a tutto tondo, che non dipinge su una tela usuale…”

“L’uomo comune” e la libertà di non chiedere il permesso

L’uomo comune” è forse l’opera più controversa e famosa di Clet. Si tratta di una statua rappresentante una figura stilizzata di un uomo istallata su uno sperone del Ponte alle Grazie a Firenze. La statua presenta un piede ancorato al ponte e l’altro che procede verso il vuoto.

L’opera fu istallata per la prima volta nel 2014 per poi essere rimossa e venire definitivamente istallata nel 2021.
Questa ultima istallazione è stata documentata su YouTube dal content creator Emanuele Malloru (meglio conosciuto come Emalloru) nel video “Arte illegale”. Proprio in questo video Clet esprime il significato dell’opera:

“L’uomo comune rappresenta un passo libero. Se tu vai a chiedere l’autorizzazione di fare questo passo libero non è più un passo libero”

– Clet Abraham in “Arte illegale”

Questa frase dimostra che significato delle opere di Clet viene espresso anche nel modo in cui queste vengono messe in atto e ciò non può assolutamente essere considerato vandalismo, ovvero danneggiamento e deturpamento senza nessun fine.

Fortunatamente le stesse autorità hanno dimostrato negli ultimi tempi la volontà di iniziare ad abbracciare questo tipo di arte, e ciò è stato manifestato attraverso la decisione di non rimuovere “L’uomo comune” che attualmente è ancora visibile sul Ponte alle Grazie e ogni giorno attira tantissimi turisti incuriositi da questa particolare installazione.

La Street Art in Italia

Purtroppo non è solo Clet a trovarsi in mezzo a queste due posizioni completamente opposte ma lo è tutta la Street Art. Nonostante attualmente ci siano interi quartieri di città italiane che si sono trasformati in dei veri e propri musei a cielo aperto, parte della popolazione le rifiuta e le autorità di alcune città si sono trovate a rifiutare le iniziative proposte dagli artisti con il fine di ridare vita a luoghi magari abbandonati.

Viene da chiedersi allora il perché di ciò. Probabilmente la colpa è dell’incomprensione che circonda la Street Art. Ci viene insegnato che l’arte si trova nei musei, è dipinta su tela o scolpita nel marmo e non è qualcosa che può essere trovata per strada, in mezzo al popolo. Di conseguenza si è portati a far rientrare in un unico paniere tutto ciò che sui muri viene rappresentato e anche se si tratta di un’opera di un artista affermato come Banksy non viene naturale a tutti considerarla alla pari di un quadro di Caravaggio, piuttosto viene più semplice paragonarlo a normali graffiti o tags che non sempre hanno un valore artistico ma vengono usate solamente per “marcare il territorio”.

Il discorso che forse bisogna far passare è proprio quello che Clet e gli altri street artists cercano di trasmettere: l’arte non è istituzionale, non è rappresentata solo dalle mostre e dalle gallerie, ma è un messaggio che l’artista lascia alle altre persone e la strada è solamente il luogo dove questo messaggio può concretizzarsi.

Arte e legge

Per concludere il discorso non si può non pensare al rapporto tra l’arte e la legge del nostro Paese.

“L’arte è la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”

-Art. 33, comma 1, Cost.

Ecco che anche la Costituzione considera ogni forma di espressione artistica libera fino al momento in cui non vada a danneggiare gli altri. Infatti, questa libertà dell’arte non deve essere vista come una forma di giustificazione a poter riempire le strade delle città di disegni fatti senza lo scopo di arricchire le città stesse di un nuovo valore artistico, ma come una nuova opportunità espressiva per gli artisti.

Clet è una delle dimostrazioni che la Street Art può convivere con le leggi dello Stato e dare la possibilità all’arte di essere vissuta in maniera più diretta dalle persone.
L’augurio per il futuro è che la legge continui ad adattarsi a questo tipo di arte e riesca ad inserirla definitivamente nell’ordinamento.

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