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Cultura

Carla Fracci, “La danzatrice Stanca”

Musa del regista Visconti e del poeta Eugenio Montale, a due mesi dalla sua scomparsa ricordiamo la regina della danza italiana

Così scriveva Montale nella sua omonima poesia del 1969 per descrivere la ballerina da poco tornata sul palco dopo la maternità. Egli la ritrae come una figura leggiadra ed eterea la quale, dopo aver riacquistato la forma, torna a ballare con la consueta straordinarietà di una volta, portando gran gioia e fermento nel pubblico.

 […] Poi potrai

rimettere le ali non più nubecola

celeste ma terrestre e non è detto

che il cielo se ne accorga. Basta che uno

stupisca che il tuo fiore si rincarna

a meraviglia. Non è di tutti i giorni

in questi nivei défilés di morte.

Eugenio Montale

Legati da una profonda amicizia ed ammirazione, i due si erano conosciuti al Teatro della Scala. Montale allora era critico musicale per il Corriere della sera e recensiva opere e balletti. Il primo incontro fu nel 1955 durante il suo “Passo d’Addio”, il saggio finale degli allievi licenziandi, alla Scuola di Ballo. Da allora strinsero un affettuoso e genuino legame che raggiunse l’apice con un viaggio estivo a Forte dei Marmi che Carla Fracci descrisse come “il viaggio con il Maestro: il viaggio più bello della mia vita”.

Carla Fracci ed il suo rapporto con la danza

Questa “figura leggendaria” – come venne definita dal Teatro della Scala di Milano – debuttò con l’opera di “Cenerentola” del 1955, a soli 19 anni, come sostituta della prima ballerina dell’Opera di Parigi, con la quale ebbe un clamoroso successo che ben presto influì notevolmente su una gratificante carriera.
Carla Fracci, tuttavia, non subito apprezzò il mondo della danza che le era stato offerto. Infatti, all’età di 11 anni le venne data l’opportunità di sostenere un’audizione al Teatro della Scala, superata poi grazie allo spiccato interesse per il suo “bel faccino”.  
l’inizio fu per caso, su suggerimento di una coppia di amici dei genitori, che avevano un parente orchestrale appunto alla Scala di Milano. All’inizio – raccontava in occasione del suo ottantesimo compleanno – non capivo il senso degli esercizi ripetuti, del sacrificio, dell’impegno totale mentale e fisico sino al dito mignolo”
La ballerina si abituò con non poca difficoltà alla rigidità ed alla severità che l’ambiente aveva da offrirle, fin quando non entrò in contatto con Margot Fonteyn, prima ballerina del Royal Ballet, che vide danzare “La Bella addormentata”. “È stato il sole, la luce che mi è apparsa”.
Nel 1956 la Fracci divenne ballerina solista e dopo due anni Prima ballerina, il più alto titolo nel mondo della danza che viene assegnato occasionalmente a figure eccezionali che si sono distinte nella loro generazione.

Il successo e le migliori interpretazioni

La sua rinomanza è prevalentemente legata alle interpretazioni di ruoli romantici e drammatici come Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini e Giselle, accanto a partner come Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov e Erik Bruhn.
Con quest’ultimo è nota l’indimenticabile interpretazione di ‘Giselle’ da cui nel 1969 venne realizzato l’omonimo film.
Giselle è un balletto romantico, scritto da Théophile Gautier e musicato da Adolphe-Charles Adam, diviso in due atti. È una storia che oscilla fra la forza del vero amore, del tradimento e del perdono.
Carla Fracci, interpretando Giselle, portò sul palco tutta la sua sensibilità artistica riuscendo ad immedesimarsi perfettamente nel personaggio e far rivivere allo spettatore il nefasto tormento ed il sincero sentimento della protagonista.
Tra le altre grandi interpretazioni ricordiamo “Romeo e Giulietta”, “Concerto barocco”, “Les demoiselles de la nuit”, “Il gabbiano”, “Pelléas et Mélisande”, “Il fiore di pietra”, “La sylphide”, “Coppelia” e “Il lago dei cigni”.

Vita privata ed Impegno politico

Proveniente da una famiglia di umili origini, Carla Fracci, all’anagrafe Carolina Fracci, nacque il 20 Agosto del 1936.
La ballerina venne presto a contatto con Beppe Menegatti – allora assistente di Luchino Visconti – nel 1955 nella sala prove della Scala, intento a scegliere delle ballerine per mettere in scena “Mario il mago”. Da allora non si sono più lasciati, sposandosi infatti nel 1964.
Tre anni dopo nacque il loro primo e unico figlio, Francesco. Quest’ultimo l’ha resa nonna di due nipoti, Giovanni e Ariele.
Dalla sua maternità non smise mai di vestire di bianco – caratteristica che la accompagnò per tutta la sua vita – come simbolo di riservatezza e discrezione per quel delicato momento della sua vita. Fracci iniziò così ad indossare sempre camicioni lunghi, abiti stratificati, gonne alla caviglia, pashimine sulle spalle e più in generale abiti morbidi. In particolar modo, la ballerina vestiva “Laura Biagiotti” con la quale scaturì successivamente una profonda amicizia.
Dal 1996 al 1997 diresse il corpo di ballo dell’Arena di Verona. Dal 1994 fu membro dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dal 1995 presidente dell’associazione ambientalista Altritalia Ambiente e nel 2004 venne nominata Ambasciatrice di buona volontà della FAO.
Dal 2000 al 2010 diresse il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma.
Dal 2009 al 2014 fu nominata Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze e nel 2015 fu Ambasciatrice di Expo Milano.
Carla Fracci si spense il 27 Maggio 2021, a causa di un tumore con cui combatteva da tempo e che tuttavia teneva in strettissimo riserbo.

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