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Cultura

“Caos” di Fabri Fibra: un viaggio nella mente di chi ha cambiato per sempre il rap italiano

Eccoci qui oggi per parlare del disco più atteso degli ultimi due anni dagli appassionati del genere: “Caos” di Fabri Fibra. Decimo, e forse ultimo, progetto in carriera di colui che ha cambiato per sempre il Rap italiano.

Fabri Fibra in concerto

Una volta, durante un’intervista per un noto magazine di rap italiano, Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra, disse che avrebbe voluto pubblicare dieci album in carriera prima di concludere il suo percorso (da artista) nel mondo della musica. Era il 2017 e in quel momento era impossibile per il pubblico pensare che Fibra si ritirasse dalla scena. In quell’anno pubblica “Fenomeno”, il suo nono album solista. In radio passano brani diventati ormai dei veri e propri cult della musica italiana come “Pamplona”, “Stavo pensando a te” e la title track “Fenomeno”. Le interviste da Fabio Fazio e da Cattelan, i giornali che quasi all’unanimità parlano del disco come di uno dei lavori migliori dell’artista di Senigallia. Insomma, all’epoca era davvero difficile vederlo come un’artista pronto ad appendere il microfono al chiodo, vista la mole di attenzione del pubblico nei suoi confronti.

Oggi, però, la musica è cambiata. Sono cambiati i gusti, sono cambiati i generi e il Rap in Italia non è più un taboo ma piuttosto il punto di riferimento per chi vuole immettersi nel mondo della musica. Certo, i detrattori sono sempre dietro l’angolo ma dopo anni di lotte ormai la quasi totalità degli ascoltatori italiani conosce e apprezza questa musica.

E dunque, la domanda sorge spontanea: il Rap italiano ha ancora bisogno di Fabri Fibra?

Eccoci qui oggi per parlare di “Caos”, decimo e forse ultimo progetto della carriera di colui che ha cambiato per sempre il Rap italiano.

Come accennato poco fa, era da tempo che Fibra non pubblicava più un suo progetto solista. Nessun EP, nessun album, solo una compilation dal titolo “Il tempo vola: 2002-2020” in cui erano contenuti i più grandi successi del rapper. Insomma, roba da nostalgici ma nulla di nuovo. Dal 2019 a oggi, però, Fibra non è mai sparito del tutto. Negli ultimi anni infatti era sempre possibile leggere il suo nome nelle tracklist di molti dischi usciti in questi anni. Da Ketama126 a Sick Luke, da Gemitaiz a Madame, Fibra ha sempre continuato a collaborare con artisti che ha sempre stimato. Si può dire che non abbia mai davvero lasciato la scena ma che vegliasse su di lei nell’ombra, nascondendosi dalla luce dei riflettori.

Venerdì scorso, invece, eccolo di nuovo tra noi. Un po’ invecchiato sì ma infondo è sempre lo stesso Fibra che conosciamo: sicuro di sé, audace e sempre coerente con sé stesso.

Fibra non è per tutti

Mi dispiace, frate’, se non l’hai capito

Ognuno c’ha i suoi gusti

Questa è la musica con cui vorrei essere ucciso

Fabri Fibra – Che Fine Hai Fatto Fibra? (64 Bars)

“Caos”: analisi del disco traccia per traccia

Caos” è un titolo dal duplice significato. Esso indica sia il caos della società odierna. Un mondo che sta andando verso una triste deriva tra pandemia, guerre, disastri ambientali e sociali. Allo stesso tempo, però, indica anche un caos interiore di un artista che ha bisogno di sfogarsi e che trova solo nella musica e nella scrittura il suo conforto.

Il disco lo si può dividere in tre macro-argomenti: il Rap, l’Italia e Fabrizio. Dunque, nella prima parte si parla principalmente della sua più grande passione, di come essa si sia evoluta e quale sia l’opinione di Fibra a riguardo; la seconda parte tratta di argomenti sociali tra cui la politica, i rapporti interpersonali e i falsi idoli (esempio, il denaro); l’ultima parte, infine, è quella più personale del disco, in cui non parla Fibra ma bensì Fabrizio: qui si avverte una un netto stacco, dalle sonorità più aggressive delle prime due sezioni dell’album a delle produzioni e delle strofe più morbide e nostalgiche.

Parlando in maniera più approfondita della singole tracce:

Quando sei qui vicino a me

Questo soffitto viola, no, non esiste più

Io vedo il cielo sopra noi

Gino Paoli – Il Cielo In Una Stanza

Il disco si apre con la voce di Gino Paoli sulle note de “Il cielo in una stanza” che funge da ritornello della traccia introduttiva in cui Fibra ripercorre la propria carriera in rima. Dagli esordi nel 1999 con “Turbe Giovanili” al 2017 con “Fenomeno”. Un emozionante momento nostalgia che fa già presagire la carica emotiva e la dedizione del rapper nella creazione di questo progetto.

Come detto in precedenza, la prima sezione del disco parla principalmente di Rap. Fibra espone il suo pensiero riguardo i giovani artisti emergenti di oggi, verso i quali sa con certezza di esser stato fonte di ispirazione negli anni passati. In “GoodFellas feat. Rose Villain” si esprime riguardo l’ondata di vera criminalità che ha caratterizzato le promesse del rap italiano negli ultimi due anni, dissociandosi da questa e dimostrando come nel Rap la violenza vada sfogata sul beat piuttosto che con atti deplorevoli. Continua con “Brutto figlio di” e “Sulla Giostra feat. Neffa”, in cui parla della società, di come essa tenda ad appiattire la personalità dell’individuo e di come esso sia schiavo di un sistema che lo porta a desiderare un successo effimero che non permette di raggiungere una soddisfazione reale.

Continuando, possiamo trovare “Stelle feat. Maurizio Carucci” brano molto interessante che unisce Rap e sonorità Italo Dance, molto in stile anni ‘90/inizio 2000. La vera hit del disco, però, è “Propaganda feat. Colapesce e Dimartino”. In questo brano Fibra racconta la storia di un uomo alienato dalla stessa vita che porta avanti, sentendosi sempre più frustrato ogni giorno che passa. Quest’uomo, dunque, riversa le sue speranze nelle mani di un politico che attraverso la propaganda lo convince di essere colui che porterà un reale cambiamento alla sua esistenza, deludendo (come sempre) le sue aspettative. Il ritornello dei due cantanti di “Musica Leggerissima” chiude alla perfezione un brano semplice, radiofonico ma molto d’impatto.

Videoclip di “Propaganda” di Fibra, Colapesce, Diamartino

Successivamente troviamo “Caos feat Lazza e Madame” e “Pronti al peggio feat. Ketama126”. Entrambi sono brani dalle sonorità molto al passo con i tempi ma nella gara dell’originalità vince sicuramente il secondo, in cui Ketama126 riesce alla perfezione ad accompagnare Fibra su un beat rockeggiante prodotto da Big Fish.

Da qui in poi si entra nella sezione più hip hop del disco, sia per tipologia di suoni e melodie sia per via degli argomenti trattati. In “Fumo Erba”, Fibra decide di parlare del suo rapporto con la marijuana, di come essa sia allo stesso tempo fonte di piacere ma anche causa di complicazioni che inficiano sulla sua capacità di rapportarsi con le persone e il suo lavoro. Con “Demo nello stereo”, invece, si torna sull’argomento Rap. Si parla della scena attuale, di quanto i nuovi rapper tendano a copiare chi li ha preceduti e di quanto, per ignoranza o pigrizia, il pubblico medio si faccia piacere qualsiasi cosa gli venga proposta.

Fabri Fibra in concerto
Fabri Fibra in concerto a Milano il 19 marzo 2014

In “El Diablo” si parla del consumismo e di come esso porti le persone a vivere in funzione del successo e dell’essere alla moda. Poi si passa ad “Amici o Nemici”, brano in cui Fibra si interroga sul rapporto con quelle persone che ritiene suoi amici solo e unicamente grazie al suo successo. L’utilizzo ossessivo della parola “amici” nel testo ricorda molto lo stile del suo album del 2007 “Bugiardo”, in cui venivano ripetute molto spesso delle parole chiave per rimarcare concetti semplici ma importanti ai fini del messaggio che l’artista ai tempi voleva trasmettere.

Chi è fan del Rap più classico apprezzerà sicuramente la traccia tredici: “Cocaine feat. Guè e Salmo”. Uno schiaffo in faccia al politicamente corretto, una canzone grezza, cattiva su cui le rime taglienti del trio calzano come un guanto.

Arriviamo infine alla parte finale del disco, quella più personale. Qui Fibra si apre al suo pubblico soprattutto nella traccia “Noia feat. Marracash”. Si parla di un sentimento abbastanza comune a tutti ma che può essere affrontato in modi diversi. Ognuno ha il suo modo di fuggire dalla noia, per Fibra e Marra il mezzo per depistarla è la musica. Il tutto incorniciato dalla produzione di Ketama126 su un campione di Miles Davis. Un vero gioiello.

In “Nessuno” e “Liberi feat. Francesca Michielin” si parla rispettivamente di amore ossessivo nei confronti di una persona e del volersi liberare da un passato opprimente per riuscire ad andare avanti. Due brani intensi, il secondo in particolare. Un plauso va di sicuro alla Michielin che come sempre dà dimostrazione delle sue grandissime doti canore con un ritornello de brividi.

Per concludere, il miglior brano del disco, “Outro”. Sembra paradossale che un traccia senza neanche un titolo possa essere considerata la migliore del disco ma è davvero così. Fibra, ormai alla fine del viaggio è come se tirasse un sospiro di sollievo e decidesse di buttare fuori in un flusso di coscienza, senza ritornello, tutto ciò che gli resta da dire, come se non volesse avere rimpianti di non aver detto qualcosa di importante. Ripercorrendo i tre macro-argomenti del disco riesce senza ombra di dubbio a costruire un brano perfetto sotto ogni aspetto. Infine, ringrazia gli amici, i suoi collaboratori e sé stesso. Sipario.

Considerazioni finali

Ora, cosa si può dire dell’ultima fatica di Fabri Fibra?

Fibra ha sicuramente dimostrato di avere ancora qualcosa da dire, di non essere un rapper che segue le mode ma un artista che non ha paura di confrontarsi con un mondo che lo stava pian piano lasciando in disparte. In questo disco ha deciso di mettersi alla prova un’altra volta, sia per quanto riguarda le sonorità che ha sperimentato sia per quanto riguarda gli artisti con la A maiuscola con cui ha deciso di collaborare. Ha portato argomenti, rime, critica. Tutto ciò che si può chiedere in un disco veramente Rap.

Ma ci sono dei lati negativi di questo progetto? Sfortunatamente sì. A cominciare dal fatto che questo “Caos” sembra essere un disco già “vecchio”. In parole povere, l’impressione che si può avvertire ascoltandolo è che la maggior parte degli argomenti trattati tra cui la falsità della politica populista, la tossicità della scena Rap odierna e la critica verso una società alienante nei confronti dell’individuo da un lato possono essere considerati sempreverdi ma d’altro canto si tratta di temi già largamente trattati da molti dei suoi colleghi. È giusto voler dire la propria su questi temi ma la sensazione è quella di un disco che sia uscito in ritardo, come se parlasse a un’Italia pre-pandemia.

Per concludere con un piccolo parere personale, a oggi Fabri Fibra è ancora un punto di riferimento per la scena Rap italiana sia per quello che ha fatto che per quello che continua a fare oggi. Questo disco però non ha del tutto soddisfatto le aspettative. Forse perché ci si aspettava qualcosa in più da un artista di cui si attendeva con ansia il grande ritorno. Come detto in precedenza, gli argomenti ci sono ma spesso si tratta di temi inflazionati. Forse Fibra avrebbe dovuto scegliere una strada più personale, concentrarsi più sul parlare di sé stesso come fa nell’Outro del disco piuttosto che rispolverare i suoi cavalli di battaglia come la politica e l’attualità.

Ciò non toglie che siamo di fronte a un progetto davvero ben confezionato. Dalla copertina al concept, dalle produzioni ai testi. Forse un po’ sottotono rispetto al Fibra a cui siamo sempre stati abituati ma che rappresenta una degna conclusione di una carriera oggettivamente (quasi) perfetta.

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